giovedì 11 settembre 2014

Analisi del Prip e delle modifiche al Regolamento: le ottime novità introdotte e alcuni errori da correggere

Dopo la pubblicazione ufficiale del Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari e delle modifiche al Regolamento sulle Affissioni, l'architetto Bosi di Vas ha studiato a fondo i due documenti per valutarne gli aspetti positivi e negativi.

Bastacartelloni ha affiancato il suo lavoro e in questo primo articolo vogliamo riassumere le novità principali. Nelle prossime settimane, approfondiremo le questioni relative ai bandi di gara e all'assegnazione di una parte dei cartelloni alle ditte del riordino.

LA PRIMA CONTRADDIZIONE: LE PALINE CON OROLOGIO



Partiamo da questo punto perché è quello che va risolto per primo. Come anticipammo in altri articoli, le paline con orologio (definite anacronistiche perfino dall'Agenzia per il controllo sui servizi comunali) sono rimaste tra i formati previsti. La versione originaria del Prip le prevede come impianti 100x70 installabili nelle sottozone B2 e B3 (cioè le aree meno centrali) e anche in zona B1 (aree di maggior pregio) ma solo come impianti di pubblica utilità.

Forse per la fretta necessaria a raggiungere una mediazione con una parte delle ditte, l'emendamento all'art. 15 del Prip presentato dalla Commissione Commercio e accolto dall'assemblea capitolina (n. 523), ha introdotto tra i formati previsti nella sottozona B1 le "paline SPQR con orologio". Si tratta di una contraddizione evidente: non esistono infatti orologi di proprietà comunale, cioè SPQR, ma solo impianti privati.

La questione va corretta, altrimenti si rischia di forzare la lettera della norma e di introdurre impianti privati in una zona che non li prevede. Ci sono due possibilità a prima vista: o si cassa tutto l'emendamento o si elimina la sola parte relativa agli orologi.

Il problema è stato fatto presente all'assessorato e al segretariato generale che ora dovranno trovare una soluzione.

 
SECONDA CONTRADDIZIONE: IL RIFERIMENTO A UN COMMA INESISTENTE



E' una questione meno importante ma va certamente corretta per evitare impugnazioni di vario tipo. Un emendamento presentato dal Movimento 5stelle e ispirato dalle nostre associazioni (comma 2 dell'articolo 32), ha correttamente assegnato ai Municipi e alla polizia locale maggiore autonomia nel contrasto all'abusivismo dei cartelloni. Purtroppo però l'emendamento fa riferimento ad un comma 5 bis dell'articolo 31 che non è stato introdotto. Dunque questo riferimento va eliminato.

Vi sono poi altri aspetti che vanno corretti tra i quali i formati dei cartelli Spqr le cui misure sono riportate in maniera differente agli articoli 16 e 35.

LE OTTIME NOVITA' INTRODOTTE GRAZIE AL CONTRIBUTO DEI CITTADINI



Abbiamo iniziato dai problemi, ma dobbiamo anche sottolineare come Prip e Regolamento siano ora due buoni documenti che - se applicati correttamente - potranno cambiare il volto di questa città, dandole decoro e servizi di qualità (bike sharing, arredo urbano, toilette etc).

Rispetto al testo presentato dalla Giunta Alemanno, il Prip è ora assai migliore. Sicuramente Marino e soprattutto Marta Leonori hanno mostrato una sensibilità e capacità di ascolto diversa ed è per questo che le istanze avviate prima da Vas e separatamente da Bastacartelloni e poi tutti assieme con Cittadinanzattiva e la collaborazione mediatica di Cartellopoli, sono quasi tutte presenti. Ed è un motivo di soddisfazione per le associazioni cittadine.

Proviamo, in estrema sintesi, a riassumere le principali:

1) La scadenza al 31 dicembre 2014 di tutti gli impianti, una battaglia avviata dall'architetto Bosi e ora introdotta nel comma 9 dell'articolo 34 Regolamento.
2) La trasformazione dello schema normativo del vecchio Prip Alemanno (che non faceva scattare un bel nulla) in Norme Tecniche di Attuazione che sia Vas che Bastacartelloni chiesero a gran voce fin dall'inizio.
3) La riduzione della superficie massima di mq di pubblicità da 162.000 (Prip di Alemanno) a 138.000 grazie alla rilevazione degli errori materiali nelle tavole.
4) L'introduzione di "impianti e/o elementi di arredo urbano per il finanziamento di progetti di pubblica utilità e mobilità alternativa" (art 4 comma 1 Regolamento) che è stata accolta dalla Giunta in sede di controdeduzioni ai pareri dei Municipi. Pareri frutto del lavoro di Vas con l'aiuto di Bastacartelloni e Cittadinanzattiva.
5) La perimetrazione del territorio in 15 aree quanti sono i Municipi.

GLI EMENDAMENTI

Enrico Stefàno (M5S) e Rodolfo Bosi (Vas)

Diverse forze politiche hanno mostrato sensibilità alle nostre istanze. Il M5S, la lista Marchini e alcuni consiglieri del Pd le hanno fatte proprie trasformandole in emendamenti.

Eccone alcuni
1) All'art 35 del Prip, tra i formati ammessi, sono stati introdotti i cartelli 1,20x1,80 e 3,20x2,40 che nel resto d'Europa finanziano bike sharing e altri servizi. L'emendamento - presentato da Alessandro Onorato - è stato sollecitato da Vas.
2) All'articolo 17 del Prip, un emendamento del M5S permette di inserire gli impianti di pubblica utilità anche in sottozona B3.

Vi sono poi diversi emendamenti presentati dalla Commissione Commercio e l'emendamento di Giunta che - arrivato all'ultimo momento il giorno del voto - ha introdotto tra l'altro il "premio" alle ditte virtuose del riordino e il divieto di pubblicità sessista, discriminatoria e lesiva dei diritti civili e religiosi.

GLI ORDINI DEL GIORNO

Athos De Luca


Un ordine del giorno non è vincolante ma è un impegno politico che la Giunta prende di fronte al consiglio comunale. Tra questi

1) riteniamo fondamentale quello presentato da Athos De Luca (Pd) e ispirato alla conferenza stampa di Vas e Bastacartelloni del maggio 2013 quando chiedemmo una disciplina specifica per i bandi di gara.
2) Nessun ruolo abbiamo invece rispetto agli ordini del giorno a firma Tredicine e Rossin (consiglieri con i quali non abbiamo rapporti diretti) ma che comunque vanno in una direzione positiva. Tra questi l'istituzione della figura del responsabile del decoro urbano che è una battaglia di Bastacartelloni da lungo tempo, mutuata da Rossin e Tredicine

CONCLUSIONI: E' UN BUON PIANO

Come scritto su questo blog il giorno del voto, la parte che ci ha convinto meno è stata la mediazione che ha portato all'assegnazione degli impianti Spqr alle ditte del riordino.
Per il resto, però, il Prip e il Regolamento così modificati sono sostanzialmente dei documenti di livello europeo e completi. Se fossero state introdotte anche le nostre norme di salvaguardia (tempi e sanzioni dettagliate per chi non si adegua) saremmo stati molto soddisfatti.
Ma siamo comunque moderatamente soddisfatti perché la normativa per punire chi proverà a fare il furbo c'è e anzi vigileremo perché venga applicata con rigore.

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Per chi volesse studiare i singoli aspetti qui elencati a partire dal 1° settembre e fino a ieri, sul sito romano di Vas è stata pubblicata una serie di articoli molto approfonditi che vi invitiamo a leggere.

Per il testo completo del Prip cliccare qui

Per il testo completo del Regolamento (ex delibera 37/2009) modificato cliccare qui

martedì 9 settembre 2014

Anche il XV° Municipio ha il responsabile del decoro come proposto da Bastacartelloni. Per cambiare il volto di Roma si riconosca il ruolo dei cittadini volontari

Quando scrivemmo il documento pro-decoro presentato ai candidati sindaco alle elezioni comunali del 2013, avevamo in mente un progetto di riforma delle attività di gestione del decoro basato sul coinvolgimento diretto dei municipi.

E' impossibile, ci eravamo detti, che nessuno all'interno dei 15 municipi abbia il compito di monitorare le condizioni del territorio al fine di contrastare quei fenomeni del degrado non riconducibili all'igiene delle strade e alla pulizia dei giardini. Stiamo parlando delle scritte vandaliche sui muri e delle affissioni abusive di qualunque tipo (dai manifesti alle locandine, fino agli adesivi dei traslocatori).


Abbiamo ragionato e convenuto che l'attività di monitoraggio e valutazione del decoro municipale, vada eseguita dal municipio stesso, dato che i soggetti comunemente indicati come responsabili dell'incarico - gli operatori dell'Ama e i vigili urbani - NON hanno in realtà precise competenze in materia. 

La nostra proposta - consultabile a pag. 10 del seguente documento - è quella d'istituire un responsabile al decoro municipale che si occupi di ricevere le segnalazioni dei cittadini e di predisporre gli interventi di riqualificazione, oltrechè di vigilare sullo "stato del decoro" con verifiche e sopralluoghi periodici nelle vie, strade e piazze del municipio, coordinandosi con l'Ama, il Comune di Roma e i cittadini, singoli e associati.


A livello comunale, la proposta è stata apprezzata dal sindaco Marino che l'ha inserita nel suo programma ( a pag. 51), sviluppandone le potenzialità e facendola diventare "presidi territoriali per gestire la programmazione delle azioni di riqualificazione e di ripristino del decoro dei luoghi (rimozione manifesti e locandine, cancellazione di scritte)".

Però, a queste dichiarazioni, non è seguita la volontà di applicare la riforma.

Al contrario, c'è una forza politica che ha subito aderito alla nostra proposta ed è il Movimento 5 Stelle. Nel corso dell'ultimo anno, ha presentato una serie di atti (leggi mozioni VIII, XI e XV) per chiedere l'istituzione nei municipi di un responsabile al decoro. I risultati? A luglio dello scorso anno, la storica approvazione in VIII municipio, a settembre la bocciatura in XI (dicono per carenza di personale) e l'approvazione in XV che ha da poco individuato una figura all'uopo grazie all'impegno e alla perseveranza della consigliera Teresa Zotta.

Si può dire che finora il responsabile al decoro del XV, sia l'unico a ricoprire effettivamente quel ruolo, dal momento che l'VIII municipio che adottò per primo la riforma, non è stata individuata la risorsa idonea allo scopo.
A più di un anno dall'approvazione del consiglio e nonostante il presidente Catarci diede precise rassicurazioni al riguardo...


In ogni caso, occorre fare una riflessione: la figura del responsabile al decoro s'inserisce in un quadro complessivo di riforma che poggia le fondamenta su due capisaldi:

- controllo e monitoraggio del territorio da parte dei municipi (resp. al decoro)

- riconoscimento dei cittadini attivi nella manutenzione del territorio e nella segnalazione delle criticità, con l'istituzione di un albo dei volontari per il decoro (con indumenti e tesserino con il logo del Comune)


Una collaborazione virtuosa tra cittadini e istituzioni, già sperimentata in molti casi nelle iniziative dei volontari antidegrado e che andrebbe formalizzata per trasformare la buona volontà dei cittadini e delle istituzioni coinvolte (vedi l'esempio di "Civico 9"), di volontari e assessori illuminati, in qualcosa di più: un vero e proprio sistema di pulizia, manutenzione e monitoraggio costante del territorio. Quello che a Roma ancora non c'è e non c'è mai stato.

Per evitare che domani, con un altro sindaco ed altri amministratori, si finisca per cancellare lo sforzo virtuoso di rendere la nostra città bella e pulita dal centro alla periferia, tutti i giorni della settimana e non solo quando si organizzano eventi di volontariato più o meno frequenti e "mediatici".
Per fare sì che da domani (o dopodomani), i XV municipi non attendano le segnalazioni dei cittadini per intervenire, ma conferiscano loro gli strumenti per divenire parte attiva e riconosciuta del cambiamento.

lunedì 8 settembre 2014

Vedi la metropolitana di Dubai e poi muori.............di invidia!

E' ovvio che paragonare Roma a Dubai è del tutto impossibile. Ma la cura con la quale vengono costruite e manutenute le infrastrutture di trasporto in quella città è da manuale ed è solo questo aspetto che vogliamo mostrarvi oggi.

Per il resto Dubai è un mostro ecologico: il consumo di acqua per irrigare improbabili campi da golf nel deserto, lo spreco di energia per ricreare un villaggio di montagna con tanto di pista da sci quando fuori la temperatura supera i 45° provocano i brividi e non solo per l'uso eccessivo dell'aria condizionata. Ma lo sceicco Al Maktoum è convinto che tra 30 anni in quelle terre il petrolio sarà esaurito. A quel punto per l'emirato sarebbe la fine. La creazione di questa Las Vegas d'oriente è dunque, nelle sue previsioni, l'unica via di sviluppo alternativo: attirare il turismo, il business e farne un polo del lusso.

E in questo contesto i trasporti sono ritenuti fondamentali, tanto che sono stati impiegati circa 4 miliardi di dollari per realizzare le prime due linee di metro, mentre altre due dovrebbero essere completate entro i prossimi anni.

Siamo rimasti impressionati dalla pulizia, dall'efficienza, dalla qualità delle stazioni delle linee rossa e verde. Probabilmente tra le più moderne del mondo.

L'accesso ad una stazione: severissimi i controlli sui biglietti
Le scale mobili che portano ai treni
Qui una stazione di superficie. La bellezza degli arredi si commenta da sola
Una banchina. L'illuminazione è suggestiva
Le indicazioni, i colori, la sicurezza: tutto impeccabile

Notevole tecnologicamente la monorotaia che porta su una delle isole artificiali costruite per ospitare le ville dei ricchi e un pacchiano albergone che ripropone Atlandide.

Il treno della monorotaia è senza conducente
Gli interni sembrano un salotto

Infine una nota di colore locale. I bus sono puntuali nonostante il traffico caotico e le distanze enormi. Ma non è raro che si fermino per qualche minuto per consentire all'autista di pregare.

Un bus in "break religioso"
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I confronti recentemente pubblicati da Bastacartelloni

New York (prima parte) New York (seconda parte)

Rabat     Parigi    Monaco di Baviera    Londra    Milano   Singapore  Tolosa  Parigi-Roma  Ginevra    Valencia     Nizza      Barcellona

giovedì 4 settembre 2014

La Banca Dati è finalmente pubblica. Ecco l'elenco dei cartelloni senza scheda. E il numero degli operatori supera la soglia di 500


E' un altro passo nella rivoluzione che stiamo vivendo nel settore della cartellonistica a Roma. Quel codice misterioso che vediamo sugli impianti pubblicitari è ora un po' meno oscuro.

La banca dati comunale che nacque nel 2009 a seguito della famigerata delibera 37 è stata per anni uno dei documenti più contestati dalle associazioni cittadine. Ha rappresentato quel pozzo nero dentro il quale finiva tutto il marcio della pubblicità esterna a Roma. Chiunque piantasse un cartellone sul territorio si autodenunciava, pagava una piccola somma e otteneva in cambio l'iscrizione in questo elenco. E spesso, troppo spesso, questa iscrizione (e cioè la targhetta apposta sul cartellone) era confusa dai vigili o dagli impiegati comunali come un'autorizzazione.
Ma noi sappiamo che non solo non era affatto così, ma che questa banca dati è servita da pretesto alla politica, ad alcune ditte senza scrupoli, ad altre ditte che cercavano di adeguarsi al sistema per fare tutto e il contrario di tutto.

La cosa più grave è che nonostante la delibera 37 prevedesse che la banca dati doveva essere pubblica, questa è rimasta segreta per ben 5 anni senza che nessuno, neanche i Municipi, potessero consultarla.

La delibera 425/13 della giunta Marino, quella che ha cancellato la sanatoria per gli impianti senza scheda, ha ribadito l'obbligo di pubblicazione della banca dati. E così finalmente siamo arrivati alla messa on line di questo importante documento.

COME SI LEGGE

Per tentare di spiegarvi come si legge, prendiamo l'estratto della prima pagina, perché contiene un po' tutte le situazioni previste. Lo vedete qui sotto.


Il numero sulla sinistra è l'identificativo della ditta (le prime 4 cifre che troviamo su ogni impianto). Di seguito c'è il nome della ditta e una annotazione.
Nell'esempio vedete che al numero 0002 corrisponde la Farg Pubblicità e che nella nota si legge che la ditta è parzialmente cessata da questo albo proprio in virtù della delibera 425, quella che cancella appunto la sanatoria di Alemanno. Significa che questa ditta - per aver installato cartelloni irregolari (i senza scheda) che sono elencati accanto - deve rimuoverli pena la cessazione totale della sua attività. Potete leggere l'ubicazione dei cartelloni e le loro dimensioni.

Scendiamo un po'. Al numero 0004 troviamo la Cosmo Pubblicità accanto alla quale non risulta nessuna nota e nessun impianto irregolare. Ciò significa che questa ditta non ha installato cartelli senza scheda.

Proseguendo vedete che al numero 0006 corrisponde la ditta PES: questa invece è addirittura decaduta e sono citati il provvedimento con il quale è stato revocato il permesso e i ricorsi presentati dalla ditta. I suoi impianti non possono stare più sul territorio tanto che la stessa Pes ha deciso intanto di oscurarli.

Dunque una serie di utili informazioni che potrete spulciare con calma e annotare se questo o quel cartellone sotto casa rientra in quelli elencati e va rimosso.

SUPERATA LA QUOTA 500 OPERATORI

Altra informazione che ricaviamo riguarda il numero delle ditte, ma sarebbe più giusto dire degli operatori autorizzati a piantare cartelli a Roma. Come vedete qui sotto ha raggiunto la soglia monstrum dei 500 soggetti. Le ditte vere sono all'incirca 200 (una cifra da fumetto).


Scorrendo invece i nomi delle ultime pagine si nota che si tratta di carrozzerie, farmacie, centri estetici, palestre, pizzerie etc ai quali è stata data la scellerata possibilità di piantare da soli dei cartelloni, senza rivolgersi a chi questo lavoro fa per mestiere e cioè le imprese. Una follia tutta romana che per fortuna con il nuovo Prip sparisce per sempre.

LE CONSEGUENZE DELLA BANCA DATI

Su questa banca dati ci sono da fare molte riflessioni. Alcune ditte che in questi anni sono state protagoniste sui blog per aver piantato cartelloni ovunque, perfino accanto a monumenti o in aree archeologiche, risultano mezze verginelle con pochi cartelli (o anche nessuno) elencati come irregolari. Aspetto che non convince affatto.

Occorre poi domandarsi cosa accadrà degli impianti revocati: saranno rimossi in tempi brevi? Chi pagherà queste spese? Oppure dovremo aspettare l'entrata a regime del Prip?

E infine il ruolo di questo elenco per le prossime gare che assegneranno la gestione dei cartelloni in 10 lotti. Le ditte dichiarate cessate (parzialmente o totalmente) non potranno partecipare alle gare. Mentre quelle che non presentano impianti irregolari dovrebbero essere ammesse al "premio" concesso lo scorso 30 luglio.

Ma di tutti questi aspetti parleremo in altri articoli in modo da approfondire meglio i diversi temi perché come sapete è nei dettagli che il diavolo nasconde la sua coda.
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Cliccare qui per accedere alla NBD Nuova Banca Dati

Il link sarà sempre disponibile nella nostra pagina DOCUMENTI

martedì 2 settembre 2014

Bike sharing: quel bando sulle bici elettriche che si dimentica del Prip. Ecco perché la gara deve andare deserta




L''infografica sul Prip del Comune: il bike sharing è rappresentato da un bici pagata dalla pubblicità!

Facciamo un esempio che nulla c'entra con il bike sharing. Immaginiamo un grande ospedale che bandisse una gara per i pasti dei ricoverati. Nello stesso tempo un altro dipartimento dello stesso ospedale che decidesse di appaltare le sole pietanze a base di carne ad un altro soggetto. Che cosa accadrebbe? Il primo piatto verrebbe preparato e consegnato da una ditta. Il secondo piatto da un'altra. Le due ditte dovrebbero coordinarsi sugli orari, sugli ingredienti, sui condimenti senza riuscirci e alla fine ci sarebbe un tale caos che i malati resterebbero probabilmente a digiuno.

Un'azienda ospedaliera che facesse una cosa del genere sarebbe additata come scriteriata, tutti i giornali ne parlerebbero come di uno scandalo e di malagestio.

Ebbene sappiate che qualcosa del genere sta per succedere a Roma nel settore del bike sharing. Dopo l'importante approvazione del Prip, i servizi pagati dalla pubblicità dovranno essere messi a gara. In primo luogo, tra questi servizi, ci sono le biciclette pubbliche che Roma attende da sempre e che tutte le città del mondo occidentale hanno in strada da anni. Dopo aver aspettato tanto, dopo che la associazioni dei cittadini hanno lottato duramente per avere un Prip dignitoso, quando ormai siamo arrivati al traguardo, il Campidoglio che fa? Bandisce una gara per il bike sharing elettrico che nulla ha a che vedere con il Prip!!

Poiché il Sindaco è stanco di sentirsi dire che Roma è l'unica capitale a non disporre delle biciclette, invece di accelerare il processo in corso del Prip (che si potrebbe completare in pochi mesi) si inventa un bando alternativo per le sole bici elettriche. Bando - e questa è la cosa più grave - che non sarà pagato dalla pubblicità e quindi a costo zero per il comune, ma l'importo base d'asta di ben 375mila euro sarà sottratto alle moribonde casse capitoline.

Roma


Il testo lo dice chiaramente: 375 mila euro per 18 mesi di bici elettriche!! La copertura arriverebbe (in teoria) dagli incassi del car sharing che ancora non sono quantificabili. Quindi, ricapitolando, a pochi mesi dalle gare che potranno dare a Roma per molti anni centinaia di stazioni di bici a costo zero, tirano fuori una gara che costa 375 mila euro al Comune e garantirà il servizio per soli 18 mesi!

Le conseguenze di questa assurda politica sono facilmente prevedibili:

  • sul territorio ci saranno due operatori, uno per le bici a pedalata assistita e uno per le bici tradizionali; 
  • i sistemi per il noleggio saranno diversi;  
  • i due operatori entreranno in conflitto aprendo il via a ricorsi e contenziosi; 
  • al termine dei 18 mesi il Campidoglio dovrà trovare altri 375 mila euro per finanziare un servizio che altrimenti andrà in malora;
  • nel mondo faremo la solita figura dei romani cialtroni e scoordinati.


Verrebbe da dire: ma ci fate o ci siete? Invece di bandire un'unica gara, nell'ambito del Prip, che chieda al vincitore un tot di bici elettriche e un tot tradizionali, tutto a costo zero per il Comune, andate come il più accanito masochista ad infilarvi in problemi senza fine?

Una scemenza del genere non ha bisogno di altri commenti. C'è solo da sperare che il bando emesso in questi giorni dall'Agenzia Servizi per la Mobilità vada deserto perché nessun operatore serio deciderebbe di investire in un contesto così confuso, per soli 18 mesi senza la certezza del rinnovo, gestito con una tale improvvisazione e pressapochismo da far impallidire il più accanito sostenitore di questa giunta.

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Clicca qui per scaricare il testo del bando

Parigi

domenica 31 agosto 2014

Ambulanti: Confcommercio e Confesercenti se la prendono (giustamente) contro gli abusivi ma dimenticano la piaga dei banchi regolari. E se i negozi chiudono.....

Viale Parioli in un giorno qualunque: i banchi autorizzati

Sembra quasi che Confcommercio e Confesercenti abbiano un occhio solo. Come un medico che - di fronte ad un paziente con due gambe malate - decidesse di curarne una sola lasciando che l'altra finisca in cancrena.

E' il paradosso della denuncia che le due associazioni hanno presentato nei giorni scorsi sulla crisi del commercio a Roma. Hanno redatto una mappa delle 10 zone dove si concentra il maggior numero di ambulanti abusivi e la tipologia dei prodotti venduti: occhiali a via Ottaviano, maglioni a viale Parioli etc. Ma non una parola, un dato, un segnale di sdegno nei confronti della piaga dei banchi autorizzati che sono ormai il vero cancro del commercio cittadino. Come da nessun'altra parte del mondo, solo a Roma invadono tutti i marciapiedi frequentati dallo shopping, le stazioni dei treni, i parcheggi, costringendo i pedoni a pericolosi passaggi in strada e dando della capitale un'immagine da luogo sottosviluppato.

Il marciapiede non più pedonabile di viale Somalia


Ed è grave che proprio Confcommercio e Confesercenti dimentichino questo aspetto quando Roma è la città dove si registra il maggior numero di negozi chiusi e posti di lavoro persi nel settore. Una vera ecatombe con 1.390 attività commerciali decedute in soli 4 mesi. Di queste, ben 790 erano cosiddette “botteghe di vicinato”. E i posti di lavoro perduti lo scorso anno sono 16.680. Frutto non solo della crisi economica, ma della concorrenza sleale che le bancarelle fanno ai negozi regolari. Tanto più grave perché lo studio che stiamo citando fu pubblicato proprio da Confesercenti nel 2013.

E' il solito vizio di chi pensa che i problemi si risolvano affrontando solo un aspetto e ignorando l'altro perché magari fa comodo non disturbare qualche potente famiglia che ha il monopolio di tutto ciò che è ambulantato.

Nei giorni scorsi abbiamo avanzato una proposta:
  • una banca dati che regolamenti la sosta delle bancarelle dopo avere verificato gli spazi autorizzati;
  • un segno distintivo in terra oltre il quale i banchi non devono esporre la merce;
  • il rispetto delle regole di sicurezza per le vie di fuga e antincendio.

Il tutto in attesa di assegnare tramite un bando di gara le nuove autorizzazioni (in numero infinitamente minore).

Forse non è la soluzione perfetta. Alcuni lettori hanno commentato il nostro precedente articolo con delle riflessioni interessanti di cui tenere conto. Ma almeno è un'idea.

E allora, da parte delle grandi associazioni del commercio ci saremmo aspettati un'idea concreta e un'analisi più obiettiva della situazione romana.

Anche perché, pure con un occhio solo, la vergogna mostrata nella foto qui sotto non si può ignorare!

Boccea: banchi "regolari"!

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Sullo stesso tema

Bancarelle: in attesa dei bandi di gara, una banca dati pubblica indichi dove possono sostare. Prima che ci scappi il morto si cominci da Termini

Appunti per Ignazio Marino: a Roma il record di chiusure dei negozi. Ecco come salvare e creare posti di lavoro

Lettera aperta a Stefano Dominella: bene la lotta al commercio abusivo ma non dimentichi i banchi "regolari"

I due problemi del commercio ambulante: abusivismo e gigantismo di quello regolare. Solo che di quest'ultimo si parla molto poco

Bancarelle e mercatini da terzo mondo. Il primo Municipio dà il via alla stagione delle regole. Fosse la volta buona?

giovedì 28 agosto 2014

E tu, quanti ne stacchi? Partita la campagna di Retake Roma contro gli adesivi abusivi. Stacchiamoli e portiamoli all'assessore Marino per far vedere che i cittadini non ne possono più delle etichette dei traslocatori e serrandari

Durante un incontro avuto con Estella Marino, assessore all'ambiente di Roma Capitale, gli amici di Retake Roma, associazione italo-americana che promuove e diffonde il volontariato civico, hanno chiesto d'intervenire per fermare lo scempio degli adesivi dei traslocatori e serrandari che ricoprono ogni superficie: muri, pali, cassonetti, arredo urbano.


E per farlo, si sono inventati una campagna divertente alla quale non potevamo non aderire: "E tu, quanti ne stacchi?" è la domanda/incitamento rivolta a cittadini, volontari, associazioni e comitati che vogliono mostrare la propria indignazione per questo fenomeno che riduce la nostra città a un'immensa bacheca di annunci abusivi.

Si tratta di staccarne il più possibile e conservarli: nelle prossime settimane li porteremo all'assessore Marino per farle comprendere a che livello di invasione deturpante siamo giunti.

Come primi volontari aderenti alla rete civica dei blog antidegrado e poi come attivisti della nostra associazione, sono anni che ci battiamo su questo e altri temi, promuovendo iniziative di rimozione e denuncia di tutte le affissioni abusive, dalla più piccola alla più grande.

Tanto che nel nostro "programma antidegrado" avevamo avanzato delle proposte concrete:

- istituzione di una squadra comunale per la defissione delle autopromozioni

- blocco delle utenze telefoniche dei soggetti pubblicizzati

- regolamentazione delle affissioni di quartiere (volantini dei comitati, associazioni, circoli di partito, annunci immobiliari) con l'installazione di bacheche di libera affissione 

A queste si aggiunge la necessità di stringere accordi con le associazioni dei commercianti per la rimozione degli adesivi dalle porte dei loro negozi. E di riconoscere ufficialmente il volontariato antidegrado.

Le proposte per combattere seriamente il tema, non lasciando che siano solo i cittadini a intervenire all'infinito, senza il supporto delle istituzioni, ci sono. Non rimane per il Comune che metterle in pratica.

Qui sotto potete vedere il resoconto del nostro blitz di Via Luca Valerio, nel quartiere Marconi








Ovviamente abbiamo conservato tutti gli adesivi e così faremo nelle prossime settimane, quando ci troveremo a rimuoverne altri.

SE CI TENETE A MANIFESTARE CONTRO QUESTA PIAGA, FATELO ANCHE VOI!

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E nel quartiere Trieste il traslocatore Antonio trovò chi dice no ai suoi adesivi

Adotta anche tu una strada

Qualcuno prova a rendere normale l'Università più grande d'Europa. Ma gli studenti dicono no

Piazza di Donna Olimpia: i volontari cancellano le scritte, ma c'è bisogno dell'Ama (e del Municipio)