sabato 23 agosto 2014

Bancarelle: in attesa dei bandi di gara, una banca dati pubblica indichi dove possono sostare. Prima che ci scappi il morto si cominci da Termini




Nei giorni scorsi vi abbiamo mostrato il piazzale della stazione centrale di Barcellona, totalmente libero dall'assedio di bancarelle e ambulanti. Ora guardate la foto qui sopra: siamo in pieno agosto, alla banchina del bus 92 a Termini. Una massa informe di merce esposta senza criterio o decoro, come non si vede da nessun'altra parte del mondo.

Scene che si ripetono in tutta Roma, ma oggi vogliamo concentrarci sulla piazza dei Cinquecento, che è diventata ormai l'emblema della bancarellopoli romana. Vodafone, dopo aver tentato di sponsorizzare l'area, è scappata a gambe levate. E intanto i banchi aumentano a dismisura, nel numero e nelle dimensioni.


Altra banchina, stessa scena

Se non si corre ai ripari con provvedimenti drastici da parte del Comune, a Termini accadrà presto una tragedia. Immaginate un bus che prende fuoco e la folla che - costretta a fuggire - si scontra in ogni angolo con gli stand degli ambulanti. Possibile che i Vigili del Fuoco non abbiano nulla da dire? Possibile un piccolo ufficio con 4 dipendenti debba garantire le vie di fuga mentre una piazza dove transitano migliaia di passeggeri l'ora sia esentata dal rispetto di ogni norma?



Questo marciapiede era stato progettato per il passaggio non per essere un supermercato

LA PROPOSTA: UNA BANCA DATI PUBBLICA

Ecco allora il nostro suggerimento. La direttiva Bolkestein prevede che entro il 2017 tutte le attività che si svolgono su aree pubbliche (commercio ambulante, stabilimenti balneari, etc) vengano messe a gara periodicamente per evitare il monopolio.

Nell'attesa che questa sacrosanta norma europea venga applicata, il Campidoglio rediga un piano che indichi le aree del centro storico e della periferia dove è permessa la sosta degli ambulanti. Esattamente come è stato fatto per i cartelloni con il Prip. Vengano poi tracciate sull'asfalto delle strisce colorate entro le quali i banchi devono essere contenuti.

E soprattutto questa banca dati venga resa pubblica e consultabile su internet da chiunque. Un po' come è stato fatto  con le caldarroste nel I° Municipio. Il documento che stabilisce dove possono sostare i castagnari è quasi irrintracciabile, ma l'abbiamo scovato e salvato nell'archivio di Bastacartelloni a futura memoria.
Allo stesso modo, ma con maggiore trasparenza, si stabilisca (previo permesso delle autorità quali Vigili del Fuoco, Sovraintendenze, etc) dove le bancarelle possono vendere i loro prodotti.




Termini: l'albero magazzino annegato tra gli stand

L'assessore Leonori aveva già parlato di un tavolo che riveda tutti gli spazi assegnati. Ma quel che più conta è che i risultati di questo tavolo (se mai arriveranno) vengano resi pubblici. Solo così i cittadini potranno sapere se un banco è autorizzato o meno e soprattutto il Campidoglio si assumerà agli occhi dei romani la responsabilità nel consentire che una bancarella impedisca la via di fuga alla fermata del bus.




Il piano stabilisca anche se e dove debbono sostare i furgoni/magazzino euro 0 con i gruppi elettrogeni più inquinanti del mondo. Anche qui smettiamola con i due pesi e le due misure: l'artigiano che lavora con un mezzo euro 1 o euro 2 non può circolare nel perimetro delle Mura Aureliane. Ai bancarellari è permesso tutto, anche inquinare liberamente.

E' ora che questo piccolo mondo di privilegi, arroganza, monopolio e sopraffazione finisca. Le regole e il decoro sono per tutti. Nessuno può esserne esonerato.

13 commenti:

  1. parliamo dello schifo dei loro bei furgoni in doppia fila OVUNQUE, dal policlinico a via dei fori con tanto di vigili+stazione mobile dei carabinieri a guardare. ma non era PEDONALE sta via dei fori??? delinquenti!

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  2. Da mesi abbiamo chiesto all'assessore al commercio una mappa dei posti assegnati ufficialmente. Risposta: Sto tentando di avere notizie in proposito. Ancora nessuna notizia........mah!!

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  3. Prendi via Cola di Rienzo. Le bancarelle sono giganti, dei veri bazar. Come farà il Comune con la mappa? Li deve far ridurre o spostare? Secondo me lì sui quei marciapiedi piccoli non ci possono stare e basta. Non si tratta di fare una mappa. Se ne devono andare e basta.
    Lory

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  4. Piccola informazione: a me è stato detto che una bancarella può occupare al massimo uno spazio di 12 mq. Tutto il di più è sicuramente abusivo.
    Inoltre l'ingarbugliata situazione romana fa sì che anche la meritoria iniziativa del Municipio I di pubblicare l'elenco dei caldarostari, si riveli a volte inutile. La postazione simbolo per la vendita di castagne infatti, quella di piazza di Spagna angolo via Condotti, che tutti si aspettavano sparisse a partire dal 1 aprile (in quanto 'stagionale'), è invece rimasta lì. E sapete perché? Perché non di licenza stagionale trattasi, ma di un titolo 'anomalo', che quindi consente all'esercente di continuare a produrre e vendere caldarroste anche ad agosto.

    Per recuperare il controllo di questi veri e propri cancri ci sarebbe bisogno di un nuovo inizio, con l'amministrazione che ritira tutti i titoli per la vendita ambulante (eventualmente comprandoli agli esercenti ma sulla base dei guadagni dichiarati, così che basteranno pochi spiccioli) e decide se e dove concedere nuove licenze da distribuire in maniera trasparente tramite gara. Ma chi avrà mai il coraggio di una cosa simile? Possiamo solo sperare nella Bolkestein.

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    1. Associazione Bastacartelloni-Francesco Fiori24 agosto 2014 13:11

      Roberto, sai che siamo coscienti delle difficoltà di mettere mano a un settore che a Roma è praticamente intoccabile da decenni, ma ricordiamo che anche i cartelloni non si potevano riformare nel 2010, ma poi un gruppo di cittadini qualunque, sorretti dalla volontà di cambiare le cose, ha iniziato a sensibilizzare l'opinione pubblica su questa vicenda, attivandosi e studiando la materia, arrivando a suggerire alla politica quello che c'era da fare per uniformarsi alle buone pratiche del resto d'Europa e guarda, un pò, quei cittadini sono riusciti a scalfire il muro d'interessi privati e consociativismo che impediva di cambiare le regole vecchie e sbagliate che permettevano lo sviluppo di una cartellonistica basata sul degrado e l'abusivismo.

      Così come nella denuncia di "cartellopoli" romana, la prima cosa da fare con la "bancarellopoli", è cominciare a informare corretamente i cittadini, aprendo gli occhi a quelli che pensano che il problema sia legato soltanto all'abusivismo e che non conoscono la differenza tra venditori illegali e bancarelle legali ma ugualmente deturpanti, che rappresentano l'apice della questione.

      Quest'elemento di verità, manca del tutto nella "narrazione" dei grandi giornali romani che pigramente continuano da anni a presentare la vicenda come una questione di abusivismo, rimuovendo l'altra faccia della medaglia, quella del commercio regolare ma indecente, invasivo, indecoroso e totalmente sovradimensionato nell'entità numerica rispetto alle capitali europee e occidentali. Non vogliamo indagare sul perché nella stampa a larga diffusione, si parla sempre e solo di "abusivismo" anche quando è palese che si sta denunciando il commercio legale ma invasivo, vedi gli articoli sulle vie piene di bancarelle "abusive" che abusive non sono ma regolari e autorizzate da Comune e municipi (eh sì, anche loro c'entrano, anche se dicono di no).

      Ecco quindi che la prima cosa da fare è inserire nel dibattito pubblico l'esigenza di riformare il commercio ambulante regolare, mostrandone gli scempi, ed è quello proviamo a fare insieme agli altri bloggers e attivisti antidegrado. Se ci seguissero altre associazioni e comitati, si potrebbe raggiungere prima l'obiettivo. Rendere consapevoli i cittadini che un altro commercio ambulante è possibile.

      (continua)

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    2. Associazione Bastacartelloni-Francesco Fiori24 agosto 2014 13:24

      Poi viene la nostra attività di promozione civica. Con la credibilità che ci siamo guadagnati e la discreta conoscenza del settore, possiamo sollecitare la politica a compiere alcuni passi nella direzione di una riforma generale, partendo dalle condizioni attuali. Con un minimo di volontà politica, si può cominciare da subito:

      -redigendo una banca dati pubblica delle occupazioni del commercio ambulante dal centro alla periferia

      -rinegoziando le concessioni in fase di scadenza, prevedendone l'estinzione per quei posteggi che sono divenuti incompatibili con le ragioni di tutela del decoro, accessibilità e fruzione dei beni pubblici, in questo caso vie strade e piazze della città, o per motivi di pubblica sicurezza, come nel caso dei mercatini giornalieri e dei gruppi rotativi collocati in modo scellerato davanti alle stazioni della metro

      -Per tutte gli altri posteggi, tracciare da SUBITO le occupazioni massime a terra con vernice indelebile (di questo lavoro dovranno occuparsene i municipi, vedi art. 13 del. 35/2006).

      -Avviare un processo di riforma del regolamento sulle attività commerciali in area pubblica, prevedendo subito regole nuove se non per le dimensioni dei banchi (12mq, art. 16), almeno per i requisiti estetici (art. 17), uniformandoli a un modello tipo che a seconda delle zone della città sia comunque rispettoso nel contesto urbano
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      In attesa delle direttive dell'Ue, si può e si deve partire da qui. Ma sappiamo che la lobby dei bancarellari è potente, inserita e appoggiata negli uffici, nel consiglio comunale, in commissione commercio, nei municipi. E che le armi di pressione e intidimidazione sono tante, a partire dall'allarmismo che le categorie mettono in atto ogni qualvolta si decide di limitarne i diritti acquisiti, a cominciare dalla ridicola vulgata sui posti di lavoro. Questa e tante altre menzogne vanno combattute con le armi della corretta informazione e dell'attivismo sociale democratico. Nei limiti del possibile, con le nostre limitate forze, stanchi di rappresentare l'unica voce "politica" del movimento antidegrado, proveremo a fare la nostra parte.

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    3. Un approccio informato, ragionato e concreto: si direbbe il marchio di fabbrica della ditta "Bastacartelloni" ;-)
      Sbaglio o si intravede il lento spostamento da Bastacartelloni a Bastabancarelle?

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    4. E perché no? Solo se ci affianchi anche tu come una volta, Roberto :-)
      I commenti inseriti qui sopra dall'amico L sono il frutto di anni di studio e di ragionamenti. E si vede!
      E devo dire che la reazione scomposta di qualcuno su Twitter in questa domenica agostana, mostra che ora ci temono più di prima. Sanno che dietro i blog ormai non ci sono 4 gatti ma decine di migliaia di romani incazzati che vogliono cambiare le cose. Con i cartelloni siamo a buon punto. E' il caso di iniziare con le bancarelle?

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  5. SACROSANTA INIZIATIVA, AMICI EROICI DI BASTACARTELLONI!

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  6. Franco - Volontari Decoro Tredicesimo26 agosto 2014 00:07

    sacrosanto.
    Ma la guerra a cartellone selvaggio non è finita con l'approvazione del PRIP

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  7. le bancarelle non vanno regolamentate, ma eliminate, fanno schifo e sono il simbolo di una città in avanzato stato di sottosviluppo. Sarebbe bello conoscere chi, quando e secondo quale procedura autorizza questa devastazione scientifica del territorio, in altre parole, chi firma le autorizzazioni, secondo quali norme, per quanto tempo sono concesse, etc. e qual è l'idea di città che si ha in mente quando si alimenta questo schifo unico al mondo. In ogni caso sono consapevole che ormai il fenomeno, essendo totalmente fuori controllo, ha generato un esercito di presunti aventi diritto che non potranno più essere cacciati, ma solamente un po' più regolamentati.

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  8. Infatti Wanderobo ha ragione. In una città normale queste cose non si dovrebbero vedere. Ma siccome siamo a Roma almeno una banca dati potrebbe servire a limitare il disgusto

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  9. Secondo me creare a posteriori meccanismi e/o istituti per la verifica e la regolamentazione di fenomeni ab origine abusivi/illegali come quello delle bancarelle è un ulteriore passo per la completa legalizzazione dei fenomeni stessi, che quindi continueranno a prosperare in una botte di ferro normativa. Ammesso e non concesso che qualche amministratore forse consapevole della cosa e volesse fare qualcosa, il primo atto è la verifica delle concessioni, quelle rilasciate illecitamente o secondo procedure fantasiose, quelle "regolari" ma in scadenza vanno tutte portate a scadenza senza possibilità di rinnovo. Una volta fatta tabula rasa si può ricominciare a ragionare su come gestire il fenomeno, partendo però dal presupposto normativo che qualsiasi attività di strada è vietata se non diversamente disposto in casi limitati, precisi e rigorosamente regolamentati. Lo so che è pura utopia, una volta che il fenomeno è stato prima non considerato, poi tollerato, poi sostenuto e alla fine incentivato, per ragioni politico-elettorali, di finta integrazione-solidarietà, e di cassa, poiché ci troviamo a Roma, l'unica città in cui le regole valgono solo per chi le rispetta, sarà molto difficile riformarlo, ma sarà possibile soltanto attuare piccoli accorgimenti per contenerne un'ulteriore inevitabile espansione.

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