giovedì 30 ottobre 2014

Piazza Pio XI e Via Gregorio VII: poche rimozioni, volture d'impianti, solito caos visivo


Ogni tanto ritorniamo a Piazza Pio XI per avere il polso della situazione. Un'aiuola spartitraffico usata come fiera campionaria degli impianti pubblicitari, che sono troppi, uno diverso dall'altro e in alcuni casi irregolari. Quelli della prima foto, per esempio: distano meno dei 50 metri l'uno dall'altro stabiliti dal Codice della Strada (derogati nel regolamento comunale solo per i cartelli di dimensione inferiore a 1,20x1,80). E guardate le condizioni del marciapiede......


...hanno rimosso un 2x2 della Odp (ditta radiata dall'albo) e ci hanno lasciato un 4x3 della PES, altra ditta che non dovrebbe operare più, accanto a un impianto a meno di 50/15 metri (distanze minime prescritte dal CdS/regolamento comunale). Sul giardinetto l'etichetta stracciata della PES....



Alzando lo sguardo ci accorgiamo che sull'impianto 4x3 è comparsa la sigla di un'altra ditta, la ONE BILLBOARD, subentrata nella gestione degli impianti della PES, molti dei quali ancora in divieto e che andrebbero quanto meno ricollocati e ridotti nel formato: quello massimo previsto dal PRIP è di 3x2mt.


Il resto della piazza è come l'abbiamo lasciata mesi fa: strapiena di cartelloni.


Questi, a occhio e croce, violano qualche norma......


Questi su Via Gregorio VII magari no - anzi diciamolo a chiare lettere sono regolari! - ma ci sembrano, come dire, un pò inutili?


Questo della SCI, qualche mese fa, nemmeno c'era.


Quest'altro, fotografato una settimana fa, ieri è sparito


Sono rimasti i due piloni (sembra il ponte sullo stretto...) e la targhetta con il numero di codice scritto a pennarello.


mercoledì 29 ottobre 2014

Avviso ai lettori: ci hanno "rubato" la pagina Facebook

Chi si è collegato alle pagine Facebook di Bastacartelloni in queste ore, avrà notato sicuramente che quella principale, Bastacartelloni a Roma, è ferma da due giorni. L'ultimo aggiornamento risale al 27 ottobre, prima ancora che venisse pubblicato l'articolo di ieri. E se qualcuno prova a entrare nel nostro account, cliccando sui commenti lasciati nelle varie discussioni, o su qualche articolo condiviso, noterà sicuramente che gli si apre una pagina semivuota, con l'intestazione "Bastacartelloni": è quella legata al nostro account, che fino all'altro ieri fungeva da diario dell'associazione e che, improvvisamente, è stata resa indisponibile da Facebook. Con un avviso che recitava le seguenti parole: 

Sembra che tu stia usando il tuo diario per rappresentare un'organizzazione, un'azienda, un marchio o una figura pubblica.
I diari personali sono concepiti per utenti privati e devono essere creati con i nomi propri. Le Pagine Facebook sono simili ai diari, ma offrono strumenti esclusivi per connettere le persone a qualcosa a cui tengono, come un'organizzazione, un'azienda, un marchio o una figura pubblica.
Ti consigliamo di convertire il tuo diario in una Pagina Facebook perché l'uso di un diario personale per rappresentare un soggetto diverso da se stessi non rispetta le Condizioni d'uso di Facebook.

Un pò spaesati, abbiamo seguito le indicazioni. E una volta completata la "conversione", ci siamo accorti che la pagina denominata "Bastacartelloni", era completamente stravolta nell'aspetto e nelle funzionalità. 
Non c'erano più tutti gli articoli e gli aggiornamenti dell'ultimo anno, non c'era più l'elenco delle amicizie, non potevamo spedire messaggi e lasciare commenti con il nome dell'account. Praticamente, il lavoro di un anno andato in fumo. Tutto perché, sospettiamo, qualcuno ci abbia segnalato agli amministratori di Facebook Italia. Motivo? Non ne abbiamo la più pallida idea. Ma è da qualche tempo che riceviamo critiche del tipo "firmatevi per nome e cognome" quando lasciamo commenti "non graditi" (seppur contraddistinti dal massimo livello di civiltà). 
Sorge spontanea una domanda: è possibile che dopo un anno d'intensa attività dell'account "Bastacartelloni", solo adesso si sia deciso che abbiamo violato qualche norma imprecisata delle condizioni d'uso? 
Possibile che soltanto ora ci venga fatto notare che non possiamo commentare a nome della nostra associazione (???), ma che dobbiamo per forza lasciare i commenti con un altro account? 
E comunque, perché ci è stato annullato de facto l'account "Bastacartelloni" collegato alla pagina-diario, che siamo stati costretti a convertire in pagina ufficiale?
Tante domande a cui non sappiamo rispondere. Ma una cosa è certa: rivogliamo indietro la nostra pagina personale con l'account di "Bastacartelloni" a esso collegato. E proveremo ad annullare la "conversione" da account a pagina Fb che ci è stata imposta, non si sa bene per quale motivo. Abbiamo violato qualche regola? Bene, diteci quale e non lo faremo più con il nostro account pubblico, ma non potete toglierci un anno di articoli, denunce, foto, segnalazioni e riflessioni, fatte su quella pagina che è diventata la nostra casa, il "cuore" della nostra piattaforma social assieme al gruppo denominato "Bastacartelloni a Roma".
Ci scusiamo quindi se in queste ore non vi abbiamo potuto rispondere dal nostro account. Cercheremo di recuperarlo il prima possibile. A quanto pare, dobbiamo inviare il documento del socio intestatario della pagina. Lo faremo, se serve a riacquisire la nostra pagina e riprendere subito la nostra attività  social. Nel frattempo, se qualcuno di voi ci può dare qualche consiglio su come riattivare il nostro account, ve ne saremo grati.
Associazione Bastacartelloni-Francesco Fiori

martedì 28 ottobre 2014

Rimandate le dimissioni di D'ausilio. Ma al Pd romano resta sullo stomaco un Sindaco troppo slegato dagli apparati. E Roma rischia di perdere l'ennesima occasione



Marino è un boccone troppo indigesto perfino per le fauci del Pd capitolino. Un partito che negli anni ha inglobato figure dalla dubbia moralità, dalle scarse capacità e legate ad interessi particolari oggi non riesce a mandar giù il chirurgo. Marino è troppo bravo e rischia di offuscare gli altri? Niente affatto, anzi troppe volte non riesce a centrare i problemi. E' incompetente? Neanche quello.
 
E allora perché i vari D'ausilio, Cosentino, Sassoli e compagnia si scagliano così duramente contro la giunta tanto da risultare autolesionisti? Il motivo è solo uno: Marino se ne frega dei compromessi. Non scende a patti con questa o quell'altra lobby ma fa di testa sua. E per il gruppo capitolino del Pd questo è un sacrilegio.
 
L'avevamo scritto su questo blog lo scorso 28 maggio, all'indomani della schiacciante vittoria di Renzi alle Europee. Ci eravamo domandati se quel voto avrebbe stimolato la parte sana e migliore del partito ad accantonare quella malata e conservatrice. Ecco la risposta: il capogruppo D'ausilio che preleva 20mila euro dalle casse Pd per commissionare un sondaggio che sputtani il Sindaco.
 
Il segretario Cosentino che afferma che da quando governa Marino la città è peggiorata. E David Sassoli che twitta: "Ormai solo 2 romani su 10 approvano Marino, arroganza non è sistema di governo".
 
Lo stesso Sassoli che parla di arroganza è colui che ha incartato la città con migliaia di manifesti abusivi.
 
 
 
Lo stesso Cosentino che ha governato la sanità del Lazio per 5 anni, durante il governo Badaloni. Eppure quello del Lazio resta il buco di bilancio più grosso tra tutte le regioni.
 
Lionello Cosentino
 
Ed è lo stesso D'ausilio che attaccò Marino prima delle Europee perché aveva osato nominare i vertici Acea senza trattare e spartire le nomine con il Pd.
 
Francesco D'ausilio
 
Il caso dei cartelloni insegna.  C'è una parte del Pd che prosegue imperterrita a valorizzare solo interessi privati a discapito di quelli pubblici. Tanto per fare un esempio, in questi giorni Cosentino ha indetto una riunione interna al Pd sul piano casa in discussione alla Regione. Ma quando alcune associazioni cittadine hanno chiesto di essere ascoltate ha rifiutato ogni incontro.
 
In questo contesto, le poche scelte sagge che Marino ha preso fin qui disturbano semplicemente perché prese senza i classici accordi sottobanco. Aumentare il costo delle strisce blu, chiudere al traffico privato intere aree del centro evitando di farci transitare perfino le due ruote, licenziare i dipendenti fannulloni del Teatro dell'Opera. Sono provvedimenti impopolari che tutti i sindaci prendono nella prima parte del mandato proprio per dare il tempo alla cittadinanza di assimilarli e capirne l'importanza. Ed è in questa fase che il partito dovrebbe schierarsi al fianco del primo cittadino, appoggiandolo e guardando ai soli interessi della città.
 
Perché Roma ha bisogno più di ogni altra capitale di uno shock di modernità. Governare vuol dire sapersi assumere la responsabilità di scelte difficili che la pancia della gente giudica male oggi ma che saprà apprezzare domani. Altrimenti si resta fuori tempo: per usare la parafrasi di Renzi, è come cercare di mettere un gettone telefonico in un IPhone.

Il processo a D'ausilio ieri si è concluso in un nulla di fatto. Tutto rinviato. Il processo a Marino invece comincia ora. Ma da chi è composta la giuria? E soprattutto quali sono i criteri per giudicare l'operato del Sindaco fin qui? Il sondaggio rivela opinioni interessanti: per il 61% dei romani il decoro è la prima emergenza. Marino ha capito quali sono le risposte da dare a questa emergenza o pensa che sia sufficiente ripulire un giardinetto?  E per il Pd la ricetta sarà il solito compromesso con costruttori e bancarellari?

lunedì 27 ottobre 2014

Andare al cimitero di Prima Porta e trovarsi in mezzo a una discarica....sotto la galleria della Flaminia

Il prossimo weekend, quando vi recherete al cimitero Flaminio per dare un saluto ai vostri cari defunti, sarete costretti a sopportare nuovamente la visione di questo scempio.

Lo scempio dei cumuli di spazzatura, materassi, pneumatici, elettrodomestici e suppellettili abbandonati nella galleria che dalla statale Flaminia sbuca su Via della Villa di Livia.

Ecco le foto scattate dalla consigliera 5stelle del XV municipio, Teresa Zotta.






Da quant'è che si trascina questa situazione?

Qualcuno di voi si ricorda se la galleria è stata mai tenuta come un vero tunnel, cioè resa pulita e sgombera da qualsiasi oggetto e rifiuto che ne ostacoli il flusso veicolare, mettendo in serio pericolo di vita chi viaggia?

Noi, francamente, ci ricordiamo da sempre una galleria usata come discarica abusiva da cittadini bifolchi e arretrati, ditte di traslochi e imprese edili senza scrupoli. Ricoperta di graffiti. Tappezzata di manifesti abusivi.


E pensare che la galleria è dotata di un sistema di videosorveglianza, gestito dalla Regione.

POSSIBILE CHE NON LO SI RIESCA A UTILIZZARE PER INDIVIDUARE E PUNIRE CHI SCARICA ILLEGALMENTE I RIFIUTI ALL'IMBOCCO DELLA GALLERIA E NELLE PIAZZOLE DI SOSTA?

POSSIBILE CHE NON LO SI RIESCA A UTILIZZARE PER INDIVIDUARE E PUNIRE CHI DETURPA I MURI DELLA GALLERIA CON MANIFESTI ABUSIVI E SCRITTE VANDALICHE?

Ed è possibile che di lì non passi mai una pattuglia dei vigili, della Polizia, una squadra dell'Ama che mandi una segnalazione agli enti preposti alla bonifica dell'area?

A quanto pare sì.

L'impianto di videosorveglianza NON è utilizzato ai fini della manutenzione della galleria. I responsabili al videocontrollo NON segnalano i casi di sversamento illegale di rifiuti e d'imbrattamento dei muri. E NON passa MAI una pattuglia delle forze dell'ordine, menchemmeno della Polizia Locale, né veicoli od operatori dell'Ama.

Stando alle condizioni della galleria, questo è ciò che ne deduciamo.

La domanda é:

Quel tratto della Flaminia è destinato a rimanere così in eterno o forse, qualcosa si può fare?

Giriamo la domanda agli uffici del XV municipio (presidente, assessori, responsabile al decoro urbano), al Comune di Roma, della Regione Lazio, dell'ANAS.

Nell'attesa che ci spieghino perché il cimitero di Prima Porta dev'essere il peggio tenuto in Europa - guardate lo stato delle aree limitrofe, con segnaletica danneggiata, scritte sui muri, chioschi dei fiori abbandonati - e la galleria che porta al cimitero una discarica a cielo aperto e una lavagna per graffitari e attacchini.

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CHIEDIAMO AI NOSTRI LETTORI DI MANDARCI FOTO DI ALTRE GALLERIE O STRADE CHE IMMETTONO NELLA CAPITALE, RIDOTTE A IMMONDEZZAIO 
(e disseminate di cartelloni) 

Vedremo di risolvere l'arcano di zone mai pulite e manutenute da chi di dovere

venerdì 24 ottobre 2014

Leonori: in arrivo un bando per regolamentare i mercatini. Un primo passo contro lo scempio degli ambulanti o il solito regalo?

Quando parliamo di mercatini a Roma si apre uno scenario indefinito perché quasi tutte le strade commerciali della città vedono ormai protagoniste le oscene bancarelle che rappresentano una fetta predominante del commercio.

L'assessore Leonori ha promesso ordine e decoro e - con un comunicato - ha annunciato un bando che darà "regole certe, spazi definiti e numero ridotto di mercatini durante l'anno".  Si tratta dunque di quei mercati che appaiono periodicamente in alcune strade o piazze della città, vendendo oggettistica o antiquariato. Apparentemente innocenti, in realtà sono causa di degrado e concorrenza sleale: pensate al mercatino che vende biancheria intima e prodotti per la casa all'Eur.

La presidente del Primo Municipio, Alfonsi, a pochi mesi dal suo insediamento aveva dato l'esempio cancellando due suk davvero inguardabili: quello di piazza Risorgimento e quello di piazza della Repubblica che vedete nelle foto qui sotto.



La Leonori ora sembra voler andare più a fondo e porterà in giunta entro metà novembre un provvedimento che assegni gli spazi tramite bando di gara, dando una regolamentazione uniforme in tutti i municipi.

L'intento sembra buono, ma per evitare che venga prodotta una riforma finta che premi solo gli attuali operatori, ci permettiamo di darle qualche consiglio.

1) Se si fa un bando deve essere vero. Cioè si deve scrivere in maniera tale che i vincitori siano i migliori sia per il decoro dei loro stand, sia per la qualità dei prodotti venduti (artigianato locale, filiera corta, km 0 e così via).

2) Un vero bando deve essere aperto a tutti e non solo a chi opera nel settore da anni e magari non ha ottenuto il rinnovo della licenza. Perché questa sarebbe una sanatoria! E' noto, infatti, che alcuni ambulanti dei mercati a rotazione non sono più in possesso di un titolo autorizzativo. Il timore è che vengano fatti rientrare tramite un bando compiacente, scritto per tenerseli buoni.

I nostri lettori sanno che anche nel settore della cartellonistica pubblicitaria, una parte degli impianti è stata riservata a chi già opera nel settore. Speriamo che lo stesso non accada per i mercatini.

3) Inoltre, una vera riforma del settore non può prescindere dal vero cancro che attanaglia le nostre strade e cioè le bancarelle autorizzate che invadono ogni marciapiede.



I cosiddetti mercati periodici che l'assessorato vuole regolamentare con questo bando sono più di 80 (dato fornito dalle associazioni di categoria) e dunque rappresentano una quota fondamentale del commercio ambulante se si considera che i mercati rionali sono 130, gli operatori a rotazione più di 1500 e le licenze totali 11.000.

I sindacati degli ambulanti (quelli che hanno manifestato in piazza pochi giorni fa) fanno i furbi a proposito dei mercatini: al punto 10 del loro documento chiedono giustamente che non sia consentito vendere cibo senza il rispetto delle regole igieniche o gadget dalla dubbia provenienza. Però chiedono anche di privilegiare i loro banchi rispetto agli altri (quelli cioè che non fanno parte della "casta").
Al punto 14 dopo aver espresso la loro preoccupazione per l'aumento della Cosap, domandano un "bando a sanatoria" per i mercati inseriti in una vecchia delibera del 1994.

Insomma la solita storia: chi opera a Roma è inamovibile. Ha come un diritto all'eternità. Forse è per questo che la chiamano la città eterna.

Noi crediamo che dare il buon esempio scrivendo un bando sano e senza compromessi possa spianare la strada alla riforma complessiva dell'ambulantato che Roma non può più attendere. Perché in centro come in periferia occorre riguadagnare gli spazi che queste bancarelle hanno invaso, come un blob inarrestabile che tutto divora: comprese le coscienze di chi ancora finge di non capire la necessità di ridare legalità ad un settore opaco e in mano a pochi.

martedì 21 ottobre 2014

Riceviamo e pubblichiamo: il nuovo cartellone sul marciapiede del parcheggio della stazione Termini che non c'era mai stato prima (e con una targhetta un pò così.........)


Ecco le foto appena spedite da un lettore, scattate questo pomeriggio a Viale Enrico De Nicola, davanti al parcheggio della stazione Termini: mostrano l'avvenuta installazione di un impianto della ditta SCI formato 1,20 x 1,80.


Dalle foto di Street View, risalenti al maggio scorso, e facendo un ripasso nella memoria, possiamo affermare che in quel punto non c'era mai stato un cartellone. Quello appena installato - dello stesso tipo che invase Roma nell'estate del 2012 - è probabilmente frutto di qualche "ricollocamento" e "trasformazione" in corso nelle ultime settimane.


E guardate un pò la targhetta che riporta il codice identificativo: è scritta a pennarello!


Ciò rappresenta una violazione del regolamento attuativo del Codice della Strada che prescrive all'art. 55 comma 1) che "su ogni cartello o mezzo pubblicitario autorizzato dovrà essere saldamente fissata, a cura e a spese del titolare dell'autorizzazione, una targhetta metallica, posta in posizione facilmente accessibile, sulla quale sono riportati, con caratteri incisi, i seguenti dati:

a) amministrazione rilasciante; 

b) soggetto titolare;

c) numero dell'autorizzazione;

d) progressiva chilometrica del punto di installazione;

e) data di scadenza.

Per i mezzi pubblicitari per i quali risulti difficoltosa l'applicazione di targhette, è ammesso che i suddetti dati siano riportati con scritte a carattere indelebile".


VI SEMBRANO CARATTERI INCISI O INDELEBILI?

Confidiamo che ci siano controlli della Polizia Locale che sanzionino questa ed altre violazioni del CdS e/o del regolamento comunale affissioni eventualmente commesse dall'impianto.

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A pochi metri dal cartellone, questa è la situazione di Piazza dei Cinquecento: un gigantesco suk di bancarelle regolari piazzate sui marciapiedi del capolinea, inspiegabilmente autorizzate dal Comune e dal I municipio (e sulle quali non abbiamo sentito parole di sdegno da parte degli ambulanti romani, danneggiati nell'immagine e nella reputazione. Strano eh???)

domenica 19 ottobre 2014

Meno adesivi=meno discariche abusive! Intervista al Sindaco, agli assessori Leonori e Marino e le immagini dei volontari Retake in piazza

La riuscitissima manifestazione organizzata da Retake Roma, ai piedi del Campidoglio per consegnare al Sindaco migliaia di adesivi illegali staccati dai volontari in ogni quartiere.
L'intervista a Ignazio Marino che si impegna contro questa piaga che provoca discariche illegali.
Le iniziative degli assessori Estella Marino e Marta Leonori. E il responsabile dei Pics che ci spiega gli ostacoli che incontra nello staccare le linee telefoniche dei traslocatori abusivi.

Questo e molto altro nel servizio di bastacartelloni tv




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Rassegna stampa

Roma Today. Il Retake arriva ai piedi del Campidoglio. Con le pettorine blu anche il Sindaco

Il Velino. Leonori-E. Marino, amministrazione a fianco dei volontari del decoro (comunicato congiunto)

Repubblica. Decoro, I Retakers consegnano al Sindaco sacchi di adesivi rimossi da semafori e saracinesche

Corriere della Sera. Gli "angeli del decoro" da Marino: siete uno stimolo per le istituzioni

sabato 18 ottobre 2014

"Dietro gli adesivi ci sono discariche abusive e inquinamento". Il nostro appello al Sindaco durante la bellissima manifestazione di Retake Roma. Tantissimi in piazza per il decoro di Roma


"Occorre fermare la filiera dell'illegalità che si nasconde dietro gli adesivi". E' l'impegno preso dal Sindaco Marino questa mattina al microfono di Bastacartelloni tv. Abbiamo avvicinato il primo cittadino durante la manifestazione organizzata da Retake Roma alla quale ha aderito anche la nostra associazione.

In una intervista che trasmetteremo domani abbiamo spiegato al Sindaco che i milioni di adesivi dei traslocatori presenti ovunque non violano solo il decoro ma sono la causa delle discariche illegali presenti in ogni area verde intorno a Roma, dove questi presunti facchini sversano abusivamente.

Marino riceve un sacco di adesivi e una spatola per la pulizia

Erano in centinaia i volontari di Retake Roma provenienti da tutti i quartieri. Ciascuno ha portato al Sindaco un voluminoso pacco di adesivi illegali. Un segnale importante che la cittadinanza sta lanciando al Campidoglio: il decoro deve essere una priorità dell'amministrazione. E soprattutto il Comune non si deve solo limitare ad appoggiare le iniziative del volontariato, ma deve anche prendere provvedimenti seri per bloccare sul nascere i vari fenomeni di degrado come adesivi e scritte sui muri.


La Giunta era presente in forze alla mattinata: oltre all'assessore all'ambiente Estella Marino, c'erano la responsabile del Commercio Marta Leonori e il vicesindaco Luigi Nieri. Ma anche il comandante della Polizia di Roma Capitale Clemente e il responsabile dei Pics Ricci.
Insomma c'erano tutti i decision maker sulla questione decoro e adesivi. Basterebbe un loro provvedimento serio per dare un duro colpo a chi ha deciso di infestare Roma. Il blocco delle utenze telefoniche di chi lascia il proprio numero su queste pubblicità illegali è la strada più facile, ma per la legge occorre una decisione del giudice e dunque ci vuole tempo, troppo tempo. Abbiamo sollecitato gli assessori a trovare una strada per accelerare il blocco delle utenze.

Da destra: Luigi Nieri, Marta Leonori, Estella Marino, Paola Carra di Retake

I ragazzi di Retake stanno facendo un grande lavoro. La cittadinanza dopo anni di articoli e fotografie pubblicate sui blog anti-degrado non si volta più dall'altra parte. E' importante che non sia lasciata sola dalle istituzioni!

Marino riceve un pacco di adesivi da Rebecca Spitzmiller di Retake

Durante la seconda parte della mattinata, il gruppo ha ripulito la zona di piazza Venezia e dei Fori Imperiali, cancellando i graffiti e staccando gli adesivi.


giovedì 16 ottobre 2014

Sindaco ecco un quintale di adesivi staccati dai volontari. Ora è il suo turno. Faccia qualcosa! Sabato mattina in Campidoglio con Retake



Migliaia e migliaia di adesivi illegali staccati da saracinesche, portoni, negozi, pali e tutte le altre superfici ormai completamente imbrattate da traslocatori e serrandari che millantano interventi a prezzi d'occasione. Attività per lo più illecite che non solo deturpano ogni centimetro a Roma, ma devastano i parchi e le aree verdi del Lazio.

Quello degli adesivi non è affatto un problema minore. Molti di questi finti traslocatori, infatti, dopo aver svuotato la vostra cantina non portano i rifiuti in discarica, ma li gettano nelle campagne intorno a Roma, trasformando la nostra regione in un immondezzaio (se non ci credete guardate questo video).



Il nostro e altri blog da anni cercano di far capire che gli adesivi sono una cosa da seria. E negli ultimi tempi, i bravissimi volontari di Retake ne hanno staccati a migliaia. Per ripulire la città, per dare un segnale contro l'indifferenza e soprattutto perché ora si attendono un intervento da parte delle istituzioni. Bloccare questa piaga si deve e si può.

Ecco perché sabato mattina siete tutti invitati a partecipare all'evento organizzato sulla scala del Campidoglio. Verranno consegnati ad Ignazio Marino, decine di sacchi pieni di pubblicità irregolare.

Ore 10.00 sabato 18 ottobre
Scalinata del Campidoglio
Roma Città Pulita

Bastacartelloni sarà presente con una propria delegazione per spiegare al Sindaco - assieme agli amici di Retake - le soluzioni possibili (blocco delle utenze telefoniche, sospensione dell'attività, etc).

Chi vorrà, potrà poi proseguire nella mattinata e aiutare gli altri volontari a ripulire via dei Fori Imperiali e la stazione Metro Colosseo.

Guardate cosa ha fatto il gruppo di Retake del II° Municipio nelle martoriate strade commerciali viale Libia e viale Eritrea. Le hanno rese un posto civile e pulito.

Era coperta di adesivi e pubblicità
 
 
 
 
Gli stipiti delle vetrine sono stati ripuliti

Eppure basterebbe che a farlo fossero i commercianti

Noi vogliamo che tutta Roma sia così. E che non debbano essere solo i volontari ad occuparsene. Basterebbe un po' di attenzione da parte dei negozianti e delle istituzioni.

La pagina Facebook di Retake Roma è raggiungibile a questo link
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Sullo stesso tema

E tu quanti ne stacchi? Partita la campagna di Retake contro gli adesivi abusivi

E nel quartiere Trieste il traslocatore Antonio trovò chi dice no ai suoi adesivi

Adotta anche tu una strada

Qualcuno prova a rendere normale l'Università più grande d'Europa. Ma gli studenti dicono no

Piazza di Donna Olimpia: i volontari cancellano le scritte, ma c'è bisogno dell'Ama (e del Municipio)

mercoledì 15 ottobre 2014

Da oggi gli ambulanti scendono in piazza per 3 giorni. Rivendicano il diritto ad un commercio sano e di qualità o il diritto a devastare Roma?


Manifestare è un diritto costituzionale. Tutti gli individui e gruppi sociali hanno il diritto di portare avanti le proprie istanze e difendere i propri legittimi interessi. Non siamo quindi a sindacare la possibilità che oggi, mercoledì, e per i prossimi due giorni, lo facciano gli ambulanti romani. Ma tutto sta nelle cose che si chiedono. Esempio: i disoccupati, chiedono di essere riassunti. O che almeno si facciano politiche serie di protezione sociale e di reinserimento in percorsi formativi. Gli imprenditori che si riduca il cuneo fiscale sulle imprese e che s'incentivi ad assumere. Gli ambulanti romani, cosa chiedono?

E soprattutto, come lo chiedono, con quali toni, quali argomenti, quali richieste?

Noi, da cittadini senza interessi nel settore, che vivono quotidianamente lo scempio delle nostre vie, piazze, marciapiedi occupati militarmente da un commercio su area pubblica ipertrofico, legalizzato, con tutte le autorizzazioni del caso, eppure invasivo, degradante, poco rispettoso delle norme, ci saremmo aspettati che finalmente, gli operatori ambulanti, i sindacati, le associazioni di categoria, prendessero la palla al balzo di un amministrazione che sui temi del commercio mostra segni di visione complessiva, a differenza delle precedenti che hanno portato avanti solo gli interessi particolari, per chiedere una riforma del comparto che valorizzi le eccellenze e le potenzialità dell'ambulantato regolare.

Ed invece, purtroppo, ci ritroviamo a leggere e commentare discorsi, comunicati, interviste e piattaforme sindacali che - tranne qualche punto condivisibile - non esitiamo a definire insultanti e offensive per la città.

Cominciamo con l'intervista uscita giorni fa del promotore della manifestazione, Vittorio Baglioni, segretario della Fivag Cisl, che sui quotidiani e siti online esprimeva il "grido di dolore" della categoria.

«Il motivo principale per cui scendiamo in piazza è che questo settore è in completo abbandono da almeno due anni, e invece di fare un’opera di disciplina e regolamentazione si devono solamente rincorrere provvedimenti di allontanamento. Da anni vi sono provvedimenti non concertati con i rappresentanti sindacali. Noi vogliamo solamente essere ascoltati»

Già la prima affermazione ci trova in disaccordo. Il settore degli ambulanti a Roma non è affatto in abbandono. Viene gestito, non da due anni, da trenta-quaranta (forse pure cinquanta) con logiche da consociativismo e clientelismo sfrenato, che hanno permesso al settore di proliferare in maniera disordinata ed eccessiva. In ossequio al potere di ricatto e di influenza politica, che i "bancarellari" hanno a Roma da mezzo secolo. Un potere che fa dire a chiunque, dal consigliere all'impiegato comunale, venga interpellato sulla questione, che quelli è "meglio non metterseli contro, comandano loro, una volta Tizio che criticava un banchetto sulle strisce, è stato minacciato di morte, a Caio lo hanno picchiato sotto casa" e via discorrendo con amenità varie. Chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale, sa che gli ambulanti romani sono persone che non le mandano a dire, e che i boss delle licenze, vedi quella famiglia che ha il monopolio della ristorazione sui camion bar, hanno un peso politico - e quindi elettorale - paragonabile a quello dei costruttori. O almeno sono trattati dai politici di ogni colore, come se questo potere lo avessero.

Insomma, dicevamo del settore in abbandono "da un paio d'anni". Provvedimenti non concertati con i rappresentanti sindacali. Che, nel caso richiamato, sono gli allontanamenti - neanche rimozione, solo allontanamenti! - dai siti monumentali, che fanno parte di quell'opera di disciplina e regolamentazione che lo stesso Baglioni della Cisl ambulanti, lamenta non ci siano.


Su questa e altre affermazioni, contenute nell'intervista, vi rimandiamo allo "stato" pubblicato sulla nostra pagina Facebook.

Passiamo alla piattaforma sindacale della manifestazione che avrà luogo da oggi, fino a venerdì, davanti all'assessorato al commercio.

Indirizzata e sottoscritta da tutte le rappresentanze sindacali e pubblicata sul profilo Fb del segretario della Cisl ambulanti, Vittorio Baglioni.

Proviamo a fare una breve analisi per grandi linee del documento programmatico.

La prima frase che balza all'occhio, è la seguente:

"L’amministrazione di Roma Capitale è silente, se non addirittura connivente, verso una campagna di stampa vessatoria che dipinge questo settore dell’economia cittadina, come uno dei mali della
città additandolo a responsabile del degrado, senza fare alcuna e determinante distinzione fra operatori regolari ed abusivi, indicando tutti semplicemente come “venditori ambulanti”. "


Ecco, di questo non ce n'eravamo accorti, visto che proprio bancarelle e camion bar sono stati "risparmiati" da peggiori tagli e restrizioni, durante l'approvazione del bilancio, grazie a una manovra bipartisan dei consiglieri di maggioranza e opposizione, capitanata dal presidente della commissione commercio, Orlando Corsetti.


Poi gli ambulanti chiedono il ripristino dell'Osservatorio sulle aree pubbliche, previsto nell'art. 33 del regolamento comunale - Deliberazione C.C. n. 35/2006, scritto dalla giunta Veltroni - che ci pare una cosa doverosa e sacrosanta.

Al punto 2) della piattaforma criticano l'aumento dei canoni concessori - dicevamo ridimensionato a luglio rispetto alle previsioni, grazie a un'accordo bipartisan che lo ha congelato in attesa della "mappatura delle postazioni, in arrivo per la fine dell'anno - che rappresenta "un costo non sopportabile per la categoria produttiva da noi rappresentata, che nell’ultimo periodo si e’ ridotta come organico attivo" (anche di questo, non ci eravamo accorti, il numero di postazioni e di operatori, spesso stranieri, che ci gravitano attorno, pare in continua ascesa)

Al punto 3 propongono una serie di modifiche normative e regolamentari: noi sommessamente facciamo notare che lo scoglio principale al rinnovamento e miglioramento del settore sta proprio nell'inalterabilità delle concessioni, sancita dall'art. 3 del regolamento comunale, che prevede il tacito rinnovo delle licenze.

E chiedono, udite udite, la pubblicità nei mercati rionali, cartelloni, insomma. Fattispecie prevista dall'art. 27 del PRIP e sul quale vigileremo.

Al punto 5 a) chiedono "l’utilizzo del logo del Comune di Roma su appositi contrassegni o targhe che evidenzino l’appartenenza e la regolarita’ dell’operatore autorizzato rispetto al cosiddetto abusivo. Ed ancora si auspica un modulo di vendita proposto dalle stesse categorie nel rispetto del decoro cittadino ma anche della funzionalita’ operativa dell’esercizio quotidiano. Si propone infine di delimitare fisicamente tutti gli spazi di vendita con apposita segnaletica o marchiatura orizzontale e verticale."

Su questo, ci troviamo pienamente d'accordo! (un pò meno che il banco-tipo sia disegnato dagli operatori, meglio un concorso d'idee patrocinato dal Comune).

b) OTTIMIZZAZIONE SEMESTRALE DEI POSTEGGI A ROTAZIONE

Paragrafo delirante, nel quale si richiede l'individuazione di "nuove aree di sviluppo per il commercio a Rotazione da parte del Dipartimento, nonostante la citta’ cambi, i problemi aumentino, le soste sono oggetto di trasferimenti coattivi e permangano non operative per moltissimo tempo" sollecitando un intervento in questo senso, dal momento che "il Dipartimento non si e’curato di fornire risposte alle richieste di ottimizzazione avanzate dalle organizzazioni sindacali del settore. Viceversa si è proceduto a spostamenti urgenti adducendo motivi inesistenti e pretestuosi e contraddittori con le motivazioni fornite dalla stessa Amministrazione quando originariamente"

Praticamente, si chiede il rilascio di nuove autorizzazioni /concessioni per gruppi rotativi, che sono poi la tipologia di bancarelle in continuo, apparente, aumento. Insieme ai "posteggi fuori mercato" rappresentano la modalità di espansione principale del commercio su strada.

Si direbbe, già sono troppi, ne volete ancora di più?

Arriviamo al punto principale, quello che - sfidiamo - sarà l'argomento principale sul quale verrà basata - come lo è sempre stato - la comunicazione della categoria.

6) ABUSIVISMO COMMERCIALE

Sono anni che gli ambulanti romani, nascondendosi dietro un vero e imponente e drammatico problema come quello dei venditori abusivi, un'esercito parallelo di disperati (controllati dalla mafia) che invadono le nostre strade e piazze del centro come della periferia, fanno passare il messaggio che l'unico problema sia, per l'appunto, l'abusivismo.

Così non è, visto che a detta nostra e di un movimento crescente di cittadini, blog e associazioni, il degrado è causato parimenti dall'espansione a macchia d'olio del commercio ambulante regolare, ma invasivo e indecoroso nelle forme e nella qualità.

Ma gli ambulanti romani, e le associazioni che li rappresentano, martellano sempre su questo punto, trovano sponda su una stampa romana generalmente pigra e poco attenta alle dinamiche di questo genere di commercio. Si salvano pochi articoli e riflessioni di ampio respiro, come un bellissimo reportage pubblicato dal Tempo.

Ritornando al tema sollevato nel documento unitario, ci teniamo a sottolineare che siamo per una lotta senza quartiere all'abusivismo che danneggia loro come operatori e noi come cittadini.

Solo che non condividiamo la rappresentazione distorta e strumentale che se ne fa.

"Riaffermiamo con forza la necessità di una lotta serrata all’abusivismo commerciale, alla contraffazione e alla concorrenza sleale che sottraggono risorse in primo luogo allo Stato e alle imprese regolari. Abusivi di strada, mercatini non professionali dello scambio, degli hobbisti, delle onlus, Farmer’s Market, mercati a Km zero e iniziative estemporanee a presunto contenuto culturale e ludico. [...]
L’abusivismo commerciale ha raggiunto livelli intollerabili e, incontrollato e subito passivamente dall’Amministrazione, oltre ad essere un problema di concorrenza sleale, esposizione di merce contraffatta, di nessuna garanzia per il consumatore e’ diventato un serio problema di ordine pubblico, di civile convivenza, di degrado urbano. Il tutto mentre si puniscono gli operatori autorizzati cercando di espellerli dal Centro Storico per ragioni di decoro."

Mischiare gli abusivi che vendono la merce sui lenzuoli, con i Farmer's market - i mercatini a chilometro zero autorizzati dal Comune - tradisce una malcelata intolleranza verso chiunque metta a repentaglio con metodi concorrenziali, la fetta di commercio dell'ambulantato romano.

Chiudere poi con l'inaccettabile recriminazione verso gli allontanamenti dal centro storico per motivi di decoro, già sapendo che verranno comunque ricollocati e che già occupano mezza Roma coi loro banchetti a rotazione o fuori mercato, restituisce bene l'immagine di lobby arrogante che se la prende con gli abusivi e poi pretende di essere al di sopra della legge.

Allora, cosa dobbiamo pensare?

Che gli ambulanti manifestino da oggi davanti all'assessorato per chiedere il rinnovamento del settore, ridotto nelle condizioni che vedete nelle foto pubblicate (tutti banchi regolarmente autorizzati), o semplicemente per difendere i loro diritti acquisiti, i loro privilegi, le loro rendite di posizione, senza cambiare né l'aspetto né il numero - e diciamolo chiaramente , un numero sproporzionato, esagerato, eccessivo! - delle bancarelle attuali che si vorrebbero invece aumentare?


Se così fosse, se questa 3 giorni di mobilitazione fosse l'occasione mancata per prendersela soltanto con il Comune che fa rispettare le leggi, ricominciando con la vulgata a senso unico dell'abusivismo solo problema del commercio su area pubblica, ebbene, cari ambulanti, cari sindacati e associazioni di categoria, siamo qui a dirvi che una parte crescente della città, dalla società civile all'informazione locale, ha scoperto il vostro gioco, ha capito che state barando e che non la raccontate giusta. 

E si opporrà con i propri mezzi all'invasione di bancarelle autorizzate che fa sembrare Roma una città del Terzo Mondo. Mezzi democratici e civili, quelli della denuncia pubblica e della sensibilizzazione. Niente a che vedere con le pressioni "forti" che molti vostri colleghi hanno minacciato e, forse a volte, praticato.

Se invece, sarete i primi ad ammettere che le bancarelle sono troppe, troppo grandi, con merce il più delle volte scadenti e inguardabili sotto il profilo estetico, collocate sovente in posti sbagliati, e che tutto questo va riformato mettendo al primo posto la qualità dell'offerta e dell'occupazione (contratti regolari, ricorso maggiore a forza lavoro locale, non solo comunità straniere) e del servizio (rilascio scontrino fiscale), ma sopratutto il rispetto del decoro e della legalità, non solo in centro storico, saremo lì ad ammettere che avete ragione e saremo i primi ad appoggiarvi.

Riforma del settore - con la periodica riassegnazione delle licenze - o difesa corporativa dei privilegi?

A voi l'onere delle prova. E buona manifestazione!

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I numeri dell'ambulantato nelle dichiarazioni del Comune


Le nostre riflessioni sull'argomento:



Le nostre proposte:



martedì 14 ottobre 2014

Tornerò a vedere il cielo? L'appello di un lettore per i mega-cartelloni sui tetti di Corso Francia. La nuova normativa studiata dall'arch. Bosi


Ci scrive Andrea S. che ci invia le foto del "panorama che si gode dalle finestre di casa sua". Due enormi impianti installati sui tetti di due palazzine di Corso Francia mostrano il loro "lato B" agli sfortunati residenti di via Mengotti, via Arrivabene, via Bodio e altre strade sopraelevate rispetto a Corso Francia. Per cui, gli abitanti di quel quadrilatero non possono fare a meno di vedere la ragnatela di tubi innocenti, cavi elettrici e impalcature che sostengono i mega-cartelloni.

Il lettore ci domanda se - dopo l'approvazione del Piano Regolatore della Pubblicità (Prip) - ci siano possibilità che i due impianti vengano rimossi.



Abbiamo girato il quesito all'architetto Bosi, responsabile del circolo territoriale capitolino di VAS (Verdi Ambiente e Società) che ha studiato a fondo la nuova normativa e ha pubblicato un dettagliato articolo sulla questione.

Gli impianti visti da Corso Francia

E' stata l'occasione per fare chiarezza sul complicato groviglio di norme che regolamentano la cartellonistica su tetti e terrazzi. Occorre ricordare, infatti, che la riforma approvata a fine luglio con il contributo delle nostre associazioni, riguarda quasi esclusivamente i cartelloni installati su suolo pubblico e cioè la stragrande maggioranza. Questi impianti verranno, come sappiamo, ricollocati in base ai nuovi piani e assegnati al miglior offerente tramite bando di gara.

Diverso è invece il tema dei cartelloni installati su proprietà privata, come appunto tetti, terrazzi o giardini. In questi casi non si procederà ad assegnarne la gestione tramite bando di gara ma resterà ai condomìni o ai proprietari dei terreni decidere a chi affittare il proprio tetto e a quale prezzo.
Sempre ovviamente nel rispetto del nuovo Prip e del Regolamento.

Secondo l'analisi dell'architetto Bosi, il lettore ha buone speranze che i due megamostri vengano rimossi per almeno due motivi:

1) Il nuovo Prip destina Corso Francia a "sottozona B2", area dove è vietata l'installazione di cartelli su tetti e terrazzi.
2) Il formato di almeno uno dei due cartelloni sembra essere in contrasto con le nuove disposizioni del Prip che prevedono che la base dell'impianto non debba eccedere il 70% della larghezza del prospetto del palazzo. Su questo occorre una verifica, ma a prima vista almeno uno dei cartelli supera i nuovi limiti.

Dunque le ditte proprietarie dei due mega cartelloni dovrebbero adeguarsi alla nuova normativa entro 4 mesi dalla sua entrata in vigore (fine dicembre 2014). E soprattutto alla scadenza decennale dell'attuale autorizzazione non avrebbero alcuna possibilità di rinnovo.

Vedremo se le ditte si adegueranno, smontando o riducendo spontaneamente i cartelli. Se non dovessero farlo, è probabile che gli abitanti della zona si attiveranno attraverso ricorsi e diffide.

Per chi vuole approfondire la questione invitiamo a leggere l'articolo pubblicato oggi sul sito romano di VAS dall'architetto Bosi.



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