martedì 24 aprile 2012

Il confronto (da vergognarsi) con Parigi

Di seguito il report di un lettore di ritorno da Parigi, a voi le conclusioni:

CARTELLONI: pochi, eleganti, 4 società, soprattutto JCDecaux, nessuno su spartitraffico o a due passi dai semafori. Inesistenti gli 1x1. Dimensioni max 2x3 in città. Vicino all'aeroporto ne ho visti alcuni grandi ma nn sono riuscito a fotografarli. Notare che i manifesti non vengono incollati ma sono inseriti negli impianti e ruotano. Non sono riuscito a sapere quanto durino le concessioni e quanto costano.







MANIFESTI ELETTORALI: SPAZI DEDICATI, assolutamente discreti e rispettati da tutte le forze politiche



CAMION BAR: foto fatte nei giardini della Tuilieres. Eleganti, belli, igiene scrupolosa, scontrino fiscale assicurato. Gestiti da prestigiose compagnie di ristorazione (ho visto dei bar gestitti dalle stesse nell'aeroporto di Orly)




BANCARELLE: ci sono ma non invadono i marciapiedi e sono poche non decine di migliaia

Ambulanti abusivi col lenzuoletto e caldarrostari ce ne sono ma pochi e non osano avvicinarsi al Louvre e altri posti turistici. Ho visto due poliziotti nei giardini della Tuilieres intervenire dopo 1 minuto appena uno aveva provato ad aprire un lenzuoletto.
Le Tags ci sono ma non in maniera così capillare e invasiva come da noi.



9 commenti:

  1. Un'altra galassia.
    E pensare che Roma ha tante di quelle bellezze che dovrebbe essere trattata come un gioiello.
    Aggiungo che a Parigi è in funzione anche un efficiente servizio di car-sharing di auto elettriche e ovviamente nessuno si sogna di parcheggiare in doppia fila davanti ai punti di ricarica delle batterie.
    Non esistono cartelloni negli spartitraffico e soprattutto l'indecente caos visivo della nostra martoriata città.
    Ma noi non ci arrendiamo, vero?

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  2. Meditate gente..24 aprile 2012 11:44

    Non c'entra col vostro post ma è MOLTO INTERESSANTE comunque:
    secondo una recentissima ricerca effettuata dalla NIELSEN MEDIA RESEARCH nel bimestre gennaio-febbraio 2012 si è verificata una contrazione del 5,7% della raccolta pubblicitaria rispetto all'anno precedente. Ma, e qui viene il bello,LA PUBBLICITA' OUTDOOR E' DIMINUITA DEL 13,2%.
    E questi continuano a mettere cartelloni? Ma non basterebbe questo fatto a far scattare la scintilla nella testa di qualche magistrato attento?

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  3. Anzi, è sicuramente una città verso cui tendere in tema di decoro e organizzazione: perchè a Roma, dicono sempre che è impossibile ? Ma siamo in Europa e vogliamo starci con la testa alta, e non vedere l'atteggiamento dei turisti, quando arrivano a Roma, tra pietismi, paura e sorrisi di scherno, di fronte alla moltitudine di gladiatori, abusivi, bancarellari e quant'altro offre la Capitale, oltre ai monumenti.

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  4. Riciclaggio? Racket? Paghi il pizzo tramite pubblicità presso quella "ditta"? Ce n'è da indagare e pure tanto... E a piazzale Clodio che fanno? Chiudono un occhio, se non tutti e due...?

    Il confronto con Parigi è devastante. Povera nostra Roma, lasciata, abbandonata in mano di questa marmaglia, con questi immondi risultati. Chi paga? Paghiamo NOI, con le nostre tasse, per avere una città ridotta a UNO SCHIFO.

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  5. Farci surclassare in questo modo dai cuginetti d'oltralpe mi da un tale fastidio ... eppure ci vorrebbe così poco.

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  6. ma perchè sono nato a Roma, ma che cazzo di male ho fatto

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  7. Ora non esagerare dai, siamo messi male ma nascere e vivere a Roma è un gran bel regalo. Poi non ci siamo mica arresi al degrado noi, più che altro bisogna capire come incidere ancora maggiormente sulla mentalità dei romani. Avanti, non molliamo! Marco

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  8. Vabbè, su, non esageriamo ... anche i mangiarane ne hanno di problemi ...
    Per dire, mettere a ferro e fuoco interi quartieri per giorni, come è successo nelle banlieu parigine, da noi non succede (ancora); al massimo diamo modo ai più deficienti di prendersela con poliziotti e carabinieri in pieno centro storico, bruciando mezzi e negozi; ma il tutto finisce in genere in qualche ora.

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  9. Un gran bel regalo è far tornare - o meglio diventare, perché non lo è mai stata veramente - Roma una città moderna, come Parigi.

    Il che non significa rinnegare il patrimonio unico di bellezza che i nostri antenati ci hanno lasciato, ma di spazzare via il degrado che negli ultimi 60 anni, gradualmente, ha tramutato Roma in una città del terzo mondo, con l'aggravante della ricchezza che permette ancora più "mezzi" per imbrattare o abusare dello spazio pubblico.

    Se vogliamo spiegare ai cittadini cosa va cambiato per dare alla nostra città un aspetto europeo, dobbiamo essere coscienti che ognuno dei singoli elementi quotidiani che i romani sono portati a vedere come la normalità, sono in realtà qualcosa di anomalo rispetto a quello che accade all'estero.

    La sosta selvaggia delle automobili, è qualcosa di anormale.

    I muri coperti dalle scritte vandaliche, sono qualcosa di sbagliato, antiestetico ed antisociale.

    I cartelloni pubblicitari sono un mezzo che va limitato, per non creare problemi di sicurezza e inquinamento visivo.

    Così anche le plance per affissioni elettorali e i manifesti politici.

    Le bancarelle e i camion bar, per non creare problemi di circolazione o deturpare monumenti e palazzi, devono essere pochi, localizzati solo in certi luoghi di ogni quartiere, avere un aspetto gradevole, non lasciare spazzatura sui marciapiedi, parcheggiare in modo corretto gli eventuali furgoni-deposito merce.

    L'elenco di cose da cambiare, può andare avanti per delle ore: occupazioni di suolo pubblico, pulizia dei giardini, antenne sui tetti e cavi penzolanti sugli edifici, manutenzione delle strade, arredo urbano, etc.

    Di certo, non possiamo cullarci nelle bellezze dell'antica Roma o del Rinascimento, per non vedere lo schifo che letteralmente sommerge la nostra città, nell'indifferenza di cittadini e istituzioni. Senza cadere in facili preconcetti o nell'esaltazione di ciò che avviene fuori dall'Italia, è doveroso ammettere la superiorità urbanistica di Parigi in ognuno degli elementi sopraelencati. Solo così, da una sincera presa di coscienza della realtà, possiamo avviarci a trovare soluzioni ai problemi che noi combattiamo, che non sono quelli dell'immigrazione o dell'ordine pubblico, ma quelli del decoro e dell'assetto urbano della città di Roma.

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