giovedì 14 novembre 2013
Via Nomentana: divieto di affissione
Siamo di fronte all'ambasciata dell'Arabia Saudita. L'iscrizione sulla targa di marmo parla chiaro.
Piazza di Porta Pia, la situazione non migliora. Di fianco all'orrenda bancarella, la sosta selvaggia
L'edicolante non si fa scrupolo di incartare di pubblicità abusive ogni palo e chi volesse ammirare il monumento ai Bersaglieri e Porta Pia troverà un"ostacolo" alla propria visuale.
Sempre benvenuti a Roma!
mercoledì 13 novembre 2013
A piazza Scotti stavolta è andata bene. Ma la tragedia da cartelloni è sempre in agguato
Lunedì il vento più forte del solito è stato sufficiente per buttare giù come un ramoscello, un grosso cartellone in piazza Carlo Alberto Scotti, a Monteverde. Nessuno in quel momento si trovava a passare da lì e per fortuna non ci sono stati feriti.
Ma si tratta solo di casualità. Basta guardare in che stato si trovava la base dell'impianto: completamente corrosa dalla ruggine e non ci voleva un veggente per capire che prima o poi il cartellone sarebbe precipitato al suolo.
In una città con migliaia di impianti irregolari e abbandonati dalle stesse ditte che li hanno installati è normale che accadano cose del genere. Molto meno normale è che si sia tollerata per anni una situazione di degrado unico al mondo, mettendo a rischio l'incolumità dei cittadini.
Grazie al lettore Stefano P. per la segnalazione e per le fotografie. Sempre grazie a questo attento cittadino, nel luglio scorso vi mostrammo le immagini di un altro cartellone sulla stessa piazza che - essendo a rischio caduta - venne rimosso.
Questo si salvò, ma la sua controversa esistenza è cessata sotto il primo vento di autunno.
Ma si tratta solo di casualità. Basta guardare in che stato si trovava la base dell'impianto: completamente corrosa dalla ruggine e non ci voleva un veggente per capire che prima o poi il cartellone sarebbe precipitato al suolo.
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| Il cartellone in terra nel mezzo della piazza |
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| e se fosse passato qualcuno? |
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| La base completamente divorata dalla ruggine |
In una città con migliaia di impianti irregolari e abbandonati dalle stesse ditte che li hanno installati è normale che accadano cose del genere. Molto meno normale è che si sia tollerata per anni una situazione di degrado unico al mondo, mettendo a rischio l'incolumità dei cittadini.
Grazie al lettore Stefano P. per la segnalazione e per le fotografie. Sempre grazie a questo attento cittadino, nel luglio scorso vi mostrammo le immagini di un altro cartellone sulla stessa piazza che - essendo a rischio caduta - venne rimosso.
Questo si salvò, ma la sua controversa esistenza è cessata sotto il primo vento di autunno.
martedì 12 novembre 2013
La pletora di venditori che assedia Roma è un problema serissimo. Finalmente non siamo solo noi a dirlo
Sono anni che vox clamantis in deserto andiamo ripetendo che gli ambulanti irregolari (ma anche quelli autorizzati) sono una delle principali cause della crisi nella quale è sprofondato il commercio romano e motivo di degrado come accade in nessun'altra città.
Oggi sembra che se ne siano accorti in molti, a partire dai mezzi di informazione. La telecamera del Tg1, nell'edizione delle 20.00 di sabato 9, ha fatto un giro nella zona di San Pietro, mostrando uno spaccato di Roma di cui vergognarsi. Dalla vendita di qualsiasi oggetto fino ad arrivare - alle prime gocce di pioggia - a quella degli ombrelli. Tutto suona come in un'orchestra ben diretta. Altro che immigrati che sbarcano il lunario!
Molto interessanti, poi, i dati pubblicati ieri da Confcommercio: ogni tre imprese regolari, c'è un abusivo. Significa oltre 23mila venditori di merce contraffatta. Chiunque si rende conto che un'economia sana non può sopportare un'oppressione del genere.
Sono circa 17miliardi di fatturato sottratti ogni anno a chi lavora onestamente. E quasi 4 miliardi di Iva evasa. Quattro miliardi sono una cifra colossale, con la quale si potrebbe coprire il gettito dell'Imu sulla prima casa, costruire una nuova linea di metropolitana ogni anno.
Poveri stranieri che cercano di portare a casa un pagnotta?? Niente affatto. Si tratta di una organizzazione criminale che ruba a tutti noi, che rende la nostra città la più degradata d'occidente.
E proprio sull'immondo spettacolo delle bancarelle, il presidente di Confcommercio Roscioli ha voluto sottolineare che servono un progetto per "migliorare esteticamente le strutture di vendita e nuove normative per la salvaguardia del decoro urbano".
E meno male che non sono solo i blog ad avere gli occhi.
Cliccare qui per il nostro articolo del maggio 2013 sul commercio ambulante e la contraffazione
domenica 10 novembre 2013
Le ditte incontrano l'assessore: la cronaca di una surreale riunione
Giovedì scorso, Marta Leonori ha incontrato alcune ditte pubblicitarie e le principali rappresentanze di categoria. Ha fatto benissimo perché è giusto spiegare nel dettaglio a tutti quale è il percorso intrapreso: abrogazione della delibera 116, Prip, piani di localizzazione e infine divisione della città in lotti da assegnare tramite bando al miglior offerente.
Quando l'assessore ha terminato di illustrare le proprie idee in sala si sono sollevate molte voci di protesta. Prima una serie di mugugni a denti stretti, poi un bisbiglio sempre più alto, fino a che qualcuno si è alzato in piedi e ha preso la parola: "Assessore lei ha un bel coraggio a dire queste cose! Come può solo immaginare di fare tabula rasa di tutte le concessioni attuali? Sappia che se lo farà scateneremo una guerra giudiziaria, bloccheremo tutto sotto una marea di ricorsi".
E poi l'affermazione più incredibile: "Le ditte che non sono in regola con i pagamenti dei canoni sono disposte a pagare subito tutto l'arretrato. Dunque hanno diritto a mantenere i propri impianti sul territorio".
Capito il messaggio? Come se mettersi in regola e pagare con ritardo estremo quanto dovuto da anni concedesse una patente di bravo cittadino e di bravo imprenditore. Onorare i propri debiti, versare le tasse non è la normalità, diventa una sorta di concessione da parte di chi è abituato a spadroneggiare, a fare il proprio porco comodo.
Infine la minaccia in stile Bernardo Provenzano: se provate a fare i bandi (previsti per legge e inseriti nel regolamento comunale da anni!) vi paralizzeremo sotto una pioggia di ricorsi.
Sono affermazioni da brivido: tipiche di uno stato dove il diritto e il rispetto delle regole sono sottoposti al volere di pochi.
Poco dopo altre ditte hanno preso la parola per chiedere di mantenere in vita almeno gli impianti del riordino. Quei 15/16mila cartelloni che negli anni '90 furono censiti dall'amministrazione. Impianti che - non si capisce bene per quale motivo - si sarebbero guadagnati un diritto all'eternità!
A questi signori vorremmo ricordare che nel Regno Unito perfino le case non restano per sempre nella proprietà di chi le compra. Esiste il principio del cosiddetto "leasehold" secondo il quale un immobile dopo 90/100 anni torna allo Stato.
Immaginatevi se provassimo a domandare ad un giudice britannico di far permanere per sempre dei cartelloni pubblicitari nelle strade di Londra, perché frutto di una procedura pure mezza truffaldina!
Insomma, questa riunione dimostra ancora una volta che la strada presa dall'assessore Leonori è quella giusta. Che va portata avanti con determinazione e senza lasciarsi intimidire.
E alle ditte diciamo: signori, avete un anno e mezzo di tempo per riorganizzare le vostre imprese e partecipare ai bandi. Usate questi mesi per lavorare seriamente e accordarvi tra voi piuttosto che perdere tempo a scrivere ricorsi campati in aria.
Perché riunioni come queste restino confinate a Casal di Principe.
venerdì 8 novembre 2013
Il termine per presentare proposte sul Prip slitta al 17 dicembre. Il Piano da ieri sul sito del Comune
Un po' come i vecchi treni a vapore che impiegavano tempo a prendere velocità, anche la procedura di partecipazione per il nuovo Prip ha stentato ad avviarsi. Ma finalmente da ieri è partita ufficialmente.
Sul sito di Roma Capitale è stato pubblicato l'avviso che fa decorrere i 40 giorni di tempo durante i quali tutti potranno dire la loro sul Piano Regolatore della Pubblicità. Come ricorderete si tratta di un processo voluto dal presidente della Commissione Commercio, Corsetti che il 22 ottobre scorso convocò una seduta per illustrare il testo del piano.
Si disse che sarebbe stato pubblicato entro il lunedì successivo, cioè il 28 ottobre e che a partire da quella data sarebbero decorsi i 40 giorni. In realtà nacque un diverbio su chi avrebbe dovuto farsi carico della pubblicazione con un piccolo battibecco tra Corsetti e gli uffici della Leonori.
Ora tutto sembra risolto: il link è stato inserito ieri sul sito del Comune (su Bastacartelloni c'è sempre stato e il Piano è sempre stato consultabile ma fa niente!)
L'email proposteprip@comune.roma.it resterà attiva fino al 17 dicembre. Subito dopo inizierà il lavoro degli uffici che dovranno vagliare quali idee sono accettabili e quali da scartare.
La nostra proposta è nota e presente nella sezione DOCUMENTI. Vedremo ora cosa presenteranno le ditte pubblicitarie e se la loro sarà una soluzione compatta o se ne nasceranno diverse.
Sul sito di Roma Capitale è stato pubblicato l'avviso che fa decorrere i 40 giorni di tempo durante i quali tutti potranno dire la loro sul Piano Regolatore della Pubblicità. Come ricorderete si tratta di un processo voluto dal presidente della Commissione Commercio, Corsetti che il 22 ottobre scorso convocò una seduta per illustrare il testo del piano.
Si disse che sarebbe stato pubblicato entro il lunedì successivo, cioè il 28 ottobre e che a partire da quella data sarebbero decorsi i 40 giorni. In realtà nacque un diverbio su chi avrebbe dovuto farsi carico della pubblicazione con un piccolo battibecco tra Corsetti e gli uffici della Leonori.
Ora tutto sembra risolto: il link è stato inserito ieri sul sito del Comune (su Bastacartelloni c'è sempre stato e il Piano è sempre stato consultabile ma fa niente!)
L'email proposteprip@comune.roma.it resterà attiva fino al 17 dicembre. Subito dopo inizierà il lavoro degli uffici che dovranno vagliare quali idee sono accettabili e quali da scartare.
La nostra proposta è nota e presente nella sezione DOCUMENTI. Vedremo ora cosa presenteranno le ditte pubblicitarie e se la loro sarà una soluzione compatta o se ne nasceranno diverse.
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| Fotomontaggio a cura di Sandro Fogli |
giovedì 7 novembre 2013
Il cavalcavia Portuense è rimasto pulito solo 3 mesi. E il colpevole è forse un nostro lettore
L'8 agosto Bastacartelloni era al cavalcavia Portuense per documentare la pulizia di uno dei luoghi simbolo del degrado da scritte e manifesti. Nell'articolo che pubblicammo allora ci domandavamo quanto sarebbe durato lo sprazzo di civiltà voluto dal neo presidente del Municipio, Veloccia.
Ecco, oggi abbiamo la risposta: 3 mesi. Perché due giorni fa sono riapparsi i primi manifesti abusivi. Si tratta di una campagna ignobile che ha appestato tutta Roma e che non ha risparmiato neanche un angolo di città. Questa gentaglia che si definisce "amici delle forze armate", per pubblicizzare un concerto ha pensato di rendere la città una latrina.
Naturalmente, visto l'esempio, subito è arrivato un imitatore che poche ore dopo ha affisso i propri manifesti e dunque immaginiamo entro una o due settimane, il ponte tornerà nel degrado più assoluto.
Se avessero potuto, i manifestacci di questo concerto li avrebbero attaccati pure sulle finestre delle case.
Curiosamente, il 28 ottobre, cioè pochi giorni prima di questa "infezione", un attacchino che legge il nostro blog, ha lasciato questo commento all'articolo di agosto. Le nostre foto che mostravano quel ponte così pulito gli avranno fatto venire in mente idee cattive. Leggete un po':
Capito la follia di quanto dichiara questo signore? Siccome c'è una ditta che ha preso un appalto per molti più manifesti di quanto sia lo spazio disponibile, beh allora è giusto attaccarli ovunque. Così la ditta guadagna bene!
Ecco, oggi abbiamo la risposta: 3 mesi. Perché due giorni fa sono riapparsi i primi manifesti abusivi. Si tratta di una campagna ignobile che ha appestato tutta Roma e che non ha risparmiato neanche un angolo di città. Questa gentaglia che si definisce "amici delle forze armate", per pubblicizzare un concerto ha pensato di rendere la città una latrina.
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| Il lato del cavalcavia in direzione fuori Roma |
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| E il lato opposto |
Naturalmente, visto l'esempio, subito è arrivato un imitatore che poche ore dopo ha affisso i propri manifesti e dunque immaginiamo entro una o due settimane, il ponte tornerà nel degrado più assoluto.
Se avessero potuto, i manifestacci di questo concerto li avrebbero attaccati pure sulle finestre delle case.
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| Questo è un cancello!!!! |
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| Quasi nessun cassonetto giallo si è salvato |
Curiosamente, il 28 ottobre, cioè pochi giorni prima di questa "infezione", un attacchino che legge il nostro blog, ha lasciato questo commento all'articolo di agosto. Le nostre foto che mostravano quel ponte così pulito gli avranno fatto venire in mente idee cattive. Leggete un po':
dario 28 ottobre 2013 16:48
Io faccio affissioni di manifesti da 15 anni e quelli non son affissioni abusive, ma affissioni regolarmente pagate o al comune che ha in gestione le affissioni o ad una ditta subappaltata che prende piu' manifest possibili per poterci guadagnare e che quando non ha piu' posti sui propri impianti li mette su ponti cabine enel ecc.........voi ke crititcate questo modus operandi se andaste voi ad attacare i manifesti e vi pagassero il 50 % x ogni manifesto non parlereste di certo cosi.....
Capito la follia di quanto dichiara questo signore? Siccome c'è una ditta che ha preso un appalto per molti più manifesti di quanto sia lo spazio disponibile, beh allora è giusto attaccarli ovunque. Così la ditta guadagna bene!
E' la mentalità del romano medio che se ne frega di tutto e tutti pur di pensare al proprio tornaconto personale. Ed è proprio contro questa mentalità che lottiamo signor Dario.
(per vedere la situazione dei cartelloni sulla Portuense, cliccate qui)
(per vedere la situazione dei cartelloni sulla Portuense, cliccate qui)
martedì 5 novembre 2013
Le ditte pubblicitarie temono l'abrogazione della delibera 116 più di ogni altra cosa. Ecco perchè

Cliccare qui per scaricare la lettera in formato pdf
Quella che vedete qui sopra è la lettera che l'Aipe (un'associazione di aziende pubblicitarie) ha inviato ieri alla politica capitolina. Sul blog Cartellopoli è stata già ben analizzata nei suoi contenuti mentre nelle prossime ore anche il sito di Vas spiegherà giuridicamente perché si tratta di richieste senza alcun senso.
Inutile, dunque, entrare nel dettaglio in questo articolo, per non ripetere i concetti molto ben sviscerati dai due blog con i quali collaboriamo.
Vi spieghiamo piuttosto perché alcune aziende pubblicitarie sono preoccupatissime e chiedono di far sopravvivere la delibera 116. Non solo hanno letto sui giornali della volontà di Marta Leonori di abrogarne il cuore, ma sanno che anche il Movimento5Stelle ha presentato una mozione molto articolata con la quale si chiede la revoca di questa delibera. La mozione è stata predisposta assieme alla nostra associazione e a Vas ed è datata 9 ottobre. Non è stata ancora calendarizzata ma è una spada di Damocle che pende sulla testa della 116. Se infatti per qualunque motivo l'assessorato e la Giunta non rispettassero l'impegno di abrogarla, la mozione metterebbe alla prova la maggioranza capitolina. Il centro-sinistra non potrebbe non votare per la sua cancellazione e il voto dei 5stelle colmerebbe eventuali assenze "strategiche" del Pd.
Insomma il destino di questa delibera sembra segnato. Le ditte pubblicitarie l'hanno capito e scalciano come un animale ferito.
Questa attività smodata sulla 116 è la prova di quanto diciamo da tempo e cioè che si tratta - di fatto - di una sanatoria dell'esistente. Ahivoglia Bordoni, Paciello, Alemanno ed altri che sostenevano il contrario. Se davvero non incide minimamente sul futuro, allora perché le ditte si danno tanto da fare?
L'Aipe nella lettera ci accusa di dire falsità quando parliamo di condono provocato dalla 116. Eppure, signori dell'Aipe, voi stessi ammettete che la delibera fa salvi gli impianti del "riordino". Questi cartelloni non hanno diritto di vita perenne sul territorio solo perché nel lontano 1993 furono inseriti in quella procedura. Tutto ha una scadenza in questo mondo, pure le nostre vite. La procedura del riordino ha permesso la sopravvivenza di questi impianti per 20 anni oltre il limite previsto. Ora è arrivato il momento di azzerare l'esistente e ricominciare da capo. E voi ditte "storiche" avete tutti i numeri per partecipare alle future assegnazioni di cartelloni e vivere altri 10 anni.
Ma pretendere, come fate in questa lettera, un diritto all'immortalità è un po' troppo presuntuoso. Non vi sembra?
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