mercoledì 5 dicembre 2012

Magliana: abbiamo seguito i recuperanti e ci hanno portato nella terra di nessuno

In via della Magliana, notiamo un via vai di recuperanti con i loro carretti davvero esagerato. Sono tanti, uno ogni pochi metri. Molti passano con carrelli del supermercato pieni di cianfrusaglie e tutti si dirigono verso fuori città.

Decidiamo di seguirne un paio. Uno di loro sembra nervoso perchè tutti i cassonnetti della zona sono stati ormai rovistati e non riesce a trovare niente. Addirittura si porta in spalla il carrello per superare una scalinata e raggiungere una zona ancora non battuta.


Finalmente trova un oggetto e fa quasi tenerezza per quanto è soddisfatto.

Nel frattempo in tutta la zona, ne vediamo all'opera almeno 10.


I recuperanti lasciano dei messaggi rudimentali per dimostrare che un cassonetto è già stato visitato: un pezzo di stoffa, un vecchio vestito sul bordo sta a significare che lì dentro ormai non c'è nulla di interessante.


Li seguiamo sulla via del ritorno, quando hanno i carrelli ormai pieni di cianfrusaglie. E il luogo di arrivo è più adatto ad un film dell'orrore che ad un angolo, seppur degradato, di una capitale europea.


Sotto il viadotto della Magliana, decine di uomini e donne, in mezzo a materiali accatastati di ogni tipo. Falò, latrine improvvisate, immondizia.



L'intera area, almeno un ettaro, è occupata da gruppetti di persone, forse divise tra loro per etnia o religione. O forse per tipologia di materiali recuperati.

A ridosso del viadotto, viene gettato tutto ciò che non è più recuperabile, in una sorta di grande discarica.


Il paesaggio urbano è terrificante. Tutto intorno c'è solo abbandono, manifesti, scritte, trascuratezza. Chi passa in auto non vede il campo ma la classica scena del degrado romano.


Questo piccolo racconto è solo il simbolo di quello che sta avvenendo in tutte le periferie romane. Del fenomeno dei recuperanti si parla molto, a volte senza saperne niente: è vero che fanno riciclo, ma non sarebbe meglio regolamentarli magari concedendo loro delle aree dedicate? Oppure andrebbe stroncato e basta? Ci torneremo, intanto vi lasciamo riflettere sul dramma delle nuove povertà, con migliaia di romani costretti a comprare "ex" rifiuti.

8 commenti:

  1. Bellissimo articolo, bravi. Dopo averlo letto si resta storditi, con un senso di impotenza davvero grande.

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  2. Adesso ho capito cosa sono quei vestiti lerci che spesso trovo sui cassonetti.
    Dario

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  4. Faccio parte di un movimento, che non nomino per non farmi pubblicità, che tra le sue iniziative propone la creazione di piccole cooperative di ''recuperanti'' per coinvolgerli in una raccolta legale ed ecocompatibile dei rifiuti riciclabili.

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  5. Basta Cartelloni-redazione5 dicembre 2012 13:18

    Invitiamo Massimo Lazzari a inviarci la proposta sulla raccolta da parte dei recuperanti. Lo può fare a titolo personale o a nome della sua Associazione, senza paura di fare pubblcità alcuna. A noi interessano le idee, il confronto, le soluzioni. Non censuriamo il lavoro degli altri ma lo studiamo sempre con curiosità.

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  6. Complimenti per il servizio. Tanti giornali parlano a casaccio ma non approfondiscono mai a dovere come avete fatto voi. Alla base di un effetto bisogna sempre ricercare la causa se si vuole agire con sensatezza. Con questo articolo lo dimostrate in pieno.

    Mc Daemon

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  7. Franco XVIII°5 dicembre 2012 19:51

    La pietà per questi disgraziati prende il sopravvento, non esito a dirlo, sul disappunto e anche la rabbia che spesso mi provocano per l'enorme contributo al degrado di Roma che danno.
    Se penso al freddo e alla pioggia di questi giorni, sapere che questi esseri umani vivono accampati in baracche fatiscenti e ripari di fortuna senza acqua calda, servizi igienici, vestiti puliti,riscaldamento...
    Ma è possibile che in Romania vivessero peggio di così?
    Prima leggevamo sui giornali dei paria che vivevano raccogliendo immondizia nel terzo mondo, a migliaia di chilometri dai nostri occhi.
    Adesso queste immagini, ormai visibili in molte parti della città, ci sbattono in faccia il dramma insopportabile dei "rifiuti" prodotti dal crollo del comunismo nei paesi dell'est; quante volte abbiamo letto degli orfani che vivevano nelle fogne a Bucarest?
    Forse c'è molto altro da combattere oltre alle mafie dell'economia del degrado.
    Il signor Lazzari ci informi meglio sul progetto della sua associazione.
    Roma non può affogare nell'immondizia che anche queste persone spargono nelle strade e nei parchi dove si rifugiano (ne sappiamo qualcosa al Parco del Pineto in 18° municipio) ma è INTOLLERABILE che nell'Europa (e nel mondo..)del 21° secolo ci siano persone che vivano in queste condizioni.
    Non dimentico mai che in Italia si gettano nell'immondizia ogni anno milioni di tonnellate di cibo.

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  8. si daccordo ma andassero a recuperare a malagrotta e non in mezzo alla strada!! se vogliono recuperare che vadano alla discarica no?
    cioè io non ho nulla contro chi recupera ed utilizza quello che gli altri buttano nell'immondizia ma facessero come a Rio o S.Paolo.così facendo si stanno creando delle piccole (per quanto ancora...) bidonville in tutta la città. con un rischio anche per la sicurezza di tutti noi (accattoni compresi). detto questo bisogna ammettere che è un problema sociale dalle molteplici facce. non si risolve guardandolo solo da un lato. purtroppo il fenomeno è in aumento. e la povertà sappiamo tutti che genera violenza e le peggiori bassezze.
    se poi i cassonetti fossero a scomparsa e i rifiuti sotto il livello stradale tipo in olanda...ma quello è un altro pianeta.

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