lunedì 12 settembre 2011

Intanto non si perde di vista il primo obiettivo.

E' stata inoltrata oggi la seguente lettera ai Capigruppo dell'Assemblea Capitolina:


           All’attenzione del Presidente dell’Assemblea Capitolina
On. Marco Pomarici

del Capogruppo del Popolo della Libertà
 On. Luca Gramazio

del Capogruppo del Partito Democratico
 On. Umberto Marroni

del Capogruppo della Lista Civica per Alemanno
 On. Antonino Torre

del Capogruppo della Lista Civica Amore per Roma
  On. Gilberto Casciani

del Capogruppo Alleanza per l’Italia
   On. Salvatore Vigna

del Capogruppo La Sinistra l’Arcobaleno
    On. Andrea Alzetta

                                                                       del Capogruppo Lista Civica per Rutelli
    On. Gianluca Quadrana

del Capogruppo La Destra
    On. Dario Rossin

del Capogruppo Casini – Unione di Centro
     On. Alessandro Onorato

del Presidente della Comm. Commercio
del Comune di Roma
     On. Ugo Cassone



Oggetto: discussione della delibera d’iniziativa popolare da parte dell’Assemblea Capitolina.

Gentili onorevoli, come forse saprete, il Comitato Promotore della Delibera d’Iniziativa Popolare per la Modifica del Regolamento Comunale sulle Affissioni e Pubblicità (del. n. 37 del 30/03/’09) ha depositato il 23/07/’10 circa 8.600 firme convalidate, a fronte delle oltre 10.000 raccolte, a sostegno della proposta di delibera omonima.

L’art. 4 del Regolamento Comunale per gli Istituti di Partecipazione e di Iniziativa Popolare assegna un termine non superiore a 2 mesi entro il quale la commissione competente, in questo caso la commissione commercio, deve concludere l’esame del progetto di iniziativa popolare.
Secondo il medesimo articolo “Il Presidente sottopone al voto del Consiglio Comunale il progetto di iniziativa popolare, accompagnato dalla relazione della commissione consiliare, entro i 4 mesi dal deposito del progetto”.
Siffatti termini sono ampiamente trascorsi.
Nel mese di luglio 2011 c’è stata invero un’audizione in commissione commercio del Comitato sull’argomento; chiediamo pertanto che venga espresso al più presto il parere previsto dalla commissione commercio.
Tuttavia, considerato che anche i tempi previsti per l’espressione del parere da parte della commissione competente sono abbondantemente scaduti, nulla osta a che la delibera possa essere immediatamente calendarizzata per la discussione in seno all’Assemblea Capitolina.
Richiediamo, inoltre, come previsto dal Regolamento di Partecipazione, che venga permesso ai rappresentanti del Comitato di svolgere interventi in aula con l’intento di illustrare la proposta di delibera.
In attesa delle vostre decisioni salutiamo cordialmente.



Il Presidente del Comitato Promotore
Fabio Depino

sabato 10 settembre 2011

E` una “sòla” : la delibera sul bike sharing fa acqua da tutte le parti





Torniamo sull’argomento bike sharing ed impianti pubblicitari e spieghiamo il titolo del nostro articolo.
In primo luogo esistono rilevanti motivi di illegittimità della delibera che elenchiamo:

1- Prima magagna: illegittimità della deroga al PRIP per la tipologia degli impianti
Sgombriamo il campo da ogni dubbio: si va in deroga al PRIP, carta canta e le chiacchiere stanno a zero.
Infatti, i commi 1 e 1 bis dell’Art.6 del regolamento affissioni (Delibera 37/2009) testualmente recitano:
- comma 1 “La superficie espositiva complessiva massima dei mezzi pubblicitari, (...omissis...) è determinata dall’applicazione dei criteri stabiliti dall’art. 20 per la redazione del Piano Regolatore degli impianti e dei mezzi pubblicitari.” Il PRIP di recente adottato fa riferimento a detti criteri nello stabilire la superficie massima e stabilisce pure che nel centro storico possono solo esserci impianti di pubblica utilità, arredi urbani e impianti per comunicazioni istituzionali.
- comma 1 bis ”In deroga ai limiti di cui al presente articolo, è autorizzata l’esposizione pubblicitaria su manufatti costituenti elementi di arredo urbano, funzionali a servizi di mobilità alternativa, collocati nell’ambito della Città Storica, come definita in sede di pianificazione del territorio”.
Ed è ciò che riporta, pari pari, la delibera 284/2011, facendo espresso riferimento alla deroga; se l’intento era diverso, ovvero far rientrare la superficie di affissione nel computo del PRIP, la stessa delibera avrebbe dovuto specificare che appunto detta superficie era esclusa dalla deroga e rientrava nel PRIP.
E’ evidente, invece, che questi nuovi impianti (mq 1500) non rientrano nel computo del PRIP e non possono che aggiungersi al totale della superficie espositiva indicato dal medesimo Piano, con tutte le conseguenze e gli impatti sul territorio immaginabili.
Non basta: in ogni caso, la tipologia degli impianti prevista dalla delibera 284/2011 non è ammessa dal PRIP in adozione ed è anzi espressamente vietata; come ha fatto notare l’Arch.Bosi nel suo pregevole intervento:
In base alle schede tecniche allegate allo schema normativo del PRIP saranno ammessi impianti del formato di mt. 1,20 x 1,80 soltanto dei seguenti 3 tipi:
-3A (cartello);
-3B (cassonetto,plancia,vetrina);
-4a (tabelle).
Ma tutti e 3 i suddetti tipi, oltre a non essere equiparabili a "pannelli", non sono ammessi nel centro storico che il PRIP destina a sottozona B1 e che è stato dichiarato dall'UNESCO patrimonio dell'umanità e che è comunque soggetto a vincolo paesaggistico con divieto di affissione pubblicitaria, eccezion fatta per quella di tipo istituzionale”.
Ergo, la delibera deroga sia alla quantità sia al tipo di impianti.
Ma la deroga prevista dal comma 1bis riguarda solo le quantità, ovvero la superficie espositiva, non i tipi di impianti; ne consegue che se la deroga sulla superficie espositiva è valida, anche se del tutto inopportuna, risulta invece illegittima - perché affatto prevista dal regolamento - quella sul tipo di impianto.

2 –Seconda magagna: illegittimità dei nuovi impianti
Il testo integrale dell’art.1 bis nella parte che qui interessa recita: In deroga ai limiti di cui al presente articolo, è autorizzata l’esposizione pubblicitaria su manufatti costituenti elementi di arredo urbano, funzionali a servizi di mobilità alternativa”.
Spiegazione: la pubblicità si può fare solo sulle colonnine del bike sharing, sulle pensiline, sulle rastrelliere delle biciclette, sui cartelli o paline che indicano la collocazione del servizio e le istruzioni e su tutti gli altri elementi di arredo urbano funzionali, cioè direttamente connessi strumentalmente al servizio di bike sharing e inerenti le postazioni dello stesso.
E’ chiarissimo ed inequivocabile, tant’è che nella detta norma non esiste e non è previsto alcun riferimento ad elementi di arredo od impianti collocati in maniera disgiunta e distaccata dalle postazioni di bike sharing.
Ma nel testo della delibera 284­/2011 è affermato: "Con il termine “funzionali” si intendono anche quegli impianti pubblicitari collocati disgiuntamente dalle postazioni, il cui posizionamento è di fatto funzionale al servizio di Bike Sharing in quanto garantisce il raggiungimento di una superficie pubblicitaria totale ritenuta congrua come corrispettivo per l’erogazione del servizio; Per tale ragione, gli impianti pubblicitari localizzati disgiuntamente dalle postazioni recheranno uno spazio dedicato al riconoscimento dell’impianto come facente parte del servizio di Bike Sharing; tale soglia, è stabilita in complessivi 1.500 mq, ecc. ecc.
Il regolamento attribuisce chiaramente al termine funzionale il significato di inerente e direttamente collegato strumentalmente al bike sharing ed alla sua postazione, ovvero la colonnina, la rastrelliera, ecc. ecc, mentre la delibera ne stravolge il significato senza alcun riscontro nel testo del regolamento, facendo divenire l’impianto collocato disgiuntamente dalla postazione “funzionale” perché serve al raggiungimento della soglia di mq 1500 necessari per la sostenibilità economica delle bike sharing per il privato che gestirà il servizio.
Insomma la funzionalità viene illegittimamente interpretata come strumentalità economica, non pratica e materiale, e non collegata spazialmente alla postazione.
E` un escamotage, un artificio verbale, una trovata da azzeccagarbugli per aggirare il regolamento e poter collocare ben 700 nuovi impianti sul territorio, in deroga al PRIP e ad ogni altra normativa.
Ed è una “interpretazione” del tutto illegittima delle disposizioni vigenti, tale da invalidare la delibera.

3 – Terza magagna: illegittimità ed incongruità del valore della contropartita economica
I 1500 mq di impianti costituiscono la contropartita del valore dell’investimento per rilanciare il bike sharing pari ad € 2.100.00 secondo le stime del Comune dichiarate nella delibera 284/2011; questa somma occorre per finanziare la realizzazione delle 70 postazioni, per le nuove bici e per gestire il servizio ed è quella che il vincitore del bando dovrà spendere; in cambio viene concesso l’uso dei 1500 mq di impianti per 12 anni, durata prevista dell’appalto ed indicata in delibera.
Basta dividere la somma di 2.100.00 per 12 anni e si otterrà il valore annuo dei 1500 mq concessi dal Comune: in sostanza al vincitore del bando i 1500 mq di impianti costeranno € 175.000, ovvero €116 all’anno a metro quadro.
Orbene il canone oggi vigente secondo le tariffe comunali per il tipo di impianto previsto dal bando (120X180 con illuminazione) è di circa 130 al mq!!!
Conclusione: il Comune sta mettendo a bando 1500 mq di esposizione pubblicitaria ad un prezzo inferiore al canone vigente ed alle sue stesse tariffe!!!

4 – Quarta magagna: illegittimità della durata dell’autorizzazione alle affissioni
Il rilievo di questo punto è frutto del lavoro dell’Arch. Bosi, al quale va il merito di aver individuato il problema e di averlo segnalato nei suoi interventi; lo ringraziamo ed utilizziamo le sue precisissime deduzioni per argomentare quanto segue.
Il testo del contratto allegato alla delibera 284/2011 prevede la durata dell’appalto per il bike sharing all’impresa vincitrice del bando in 12 anni. L’autorizzazione ad utilizzare gli impianti segue ovviamente tale durata temporale, nel senso che l’impresa selezionata dalla gara pubblica avrà l’autorizzazione alla esposizione pubblicitaria per questo stesso periodo.
Orbene, ciò è in contrasto con l’art.10 del regolamento delle affissioni vigente (delibera 37/2009), giacché questo prevede, senza possibilità di deroga, la durata dell’autorizzazione in cinque anni rinnovabile per una sola volta in altri cinque, per un totale di dieci.
E’ in sostanza la terza deroga, illegittima, al regolamento e al PRIP.
In secondo luogo esistono diversi motivi di inopportunità e forti perplessità riguardo al modo con il quale è stata progettata, anche dal punto di vista amministrativo, quella che noi comunque consideriamo una lodevolissima iniziativa.

1- A parere del nostro Comitato, i circa 700 nuovi impianti - al di là della legittimità del delibera con la quale ne è stata decisa la messa in opera - comportano un impatto non indifferente sul paesaggio e l’ambiente cittadino, tenendo conto che molto probabilmente la maggior parte di questi verrà collocata nell’ambito del centro storico.
Rispetto a quanto indicato nel nostro precedente articolo, dobbiamo in parte rettificare quanto affermato in relazione al piano di collocazione degli impianti.
Infatti, la delibera 284/2011 non esplicita alcun piano di collocazione degli impianti, limitandosi a rimandare al contratto con l’Agenzia della Mobilità, laddove si legge :”La localizzazione ed il tipo di impianto luminoso dovrà essere validata dal Dipartimento Attività Produttive, Sportello Unico Affissioni e Pubblicità, dalla Sovrintendenza, dalla Polizia Municipale, dal Municipio competente, e dall’Ufficio Citta` Storica”.
Appare, quindi, evidente come il piano di localizzazione degli impianti, non sarà redatto dall’amministrazione ma dall’impresa che vincerà il bando e che il Comune e gli altri enti si limiteranno a “validarlo”.
A noi sembra del tutto inopportuno che in un contesto così delicato, in una situazione del settore così compromessa, e con il PRIP in adozione!!!, la redazione del piano di localizzazione di ben 700 impianti venga lasciata alle determinazioni dell’impresa, salvo il mero controllo a valle dell’amministrazione comunale.
Inoltre, perché non utilizzare parte degli impianti comunali già presenti sul territorio invece di installarne di nuovi?
Perché, almeno, non far rientrare i 1500 mq di nuovi impianti nella quota complessiva prevista dal PRIP evitando deroghe che si connotano come una “regalia” alle imprese del settore?

2- La delibera 284/2011 rimane assai vaga anche sui criteri di selezione delle imprese che potranno partecipare al bando.
Vale notare che il bando dovrà essere redatto dall’Agenzia per la Mobilità che è sicuramente competente in tema di bike sharing ma non lo è affatto in materia di affissioni.
Inoltre, proprio in considerazione della disastrata situazione del settore pubblicitario a Roma, era assolutamente necessario indicare chiaramente, fin dal testo della delibera, i requisiti di partecipazione alla gara, i criteri di selezione, l’esclusione del subappalto, ecc. ecc.
Ad esempio, un accreditamento tendente a poter valutare l’esperienza, i risultati, la competenza, la correttezza delle imprese (assenza di sanzioni), in maniera da disporre di filtri di selezione fin dal momento della presentazione della domanda di partecipazione alla gara.
Il timore è che l’assoluta vaghezza ed insufficienza di indicazioni della delibera de qua, consenta a qualcuno dei numerosi operatori del settore che non si sono fatti scrupolo di compiere veri e propri atti di saccheggio del territorio cittadino, di partecipare alla gara ed essere premiato economicamente dall’iniziativa comunale.
E’ un rischio concreto, reale, e del quale l’amministrazione avrebbe dovuto tenere conto.

3- Abbiamo già segnalato come il valore della contropartita economica sia ridicolmente basso tale che il costo annuo che l’impresa sosterrà per ogni mq di affissione è addirittura inferiore al canone ed alle tariffe comunali.
I 1500 mq di affissioni potevano ben valere non 70 postazioni di bike sharing ma almeno il doppio.
Infatti la resa media alle imprese è di circa € 1.500 mq/anno per il tipo di impianto previsto dalla delibera, ovvero più di dieci volte il costo (circa 116 € mq/anno)!!
Il valore dell’affare bike sharing, quindi, supera i 20 milioni di Euro, ma la delibera della giunta “svende” il patrimonio pubblico valutandolo una decima parte di quella somma: non vengono rispettati i criteri di buona gestione ed amministrazione della cosa pubblica, anzi si rischia di produrre un danno alla collettività.
Quante biciclette in più potrebbero andare in giro se solo il Comune non fosse succube degli interessi di categoria...

In conclusione.
Abbiamo chiesto un incontro all’Assessore Visconti, promotore di questa iniziativa della quale, non smetteremo di sottolinearlo, ne condividiamo senza riserve le finalità.
Se ci riceverà, gli sottoporremo la necessità di modificare ed integrare la delibera 284/2011 con alcune disposizione che riteniamo assolutamente indispensabili per la buona riuscita del progetto, ovvero:
- utilizzare gli impianti di proprietà comunale già presenti sul territorio, senza prevedere la collocazione di nuovi, oppure far rientrare nella quota di superficie già prevista dal PRIP i 1500 mq di nuovi impianti, evitando deroghe;
- predisporre il piano di localizzazione, prima della pubblicazione bando, a cura degli uffici competenti e sottoporre il progetto con il previsto procedimento di partecipazione a cittadini e comitati;
- rivedere la valutazione della contropartita economica e quindi il numero di postazioni, di bici, ecc. ecc.
- inserire e stabilire stringenti requisiti di partecipazione alla gara nonché di criteri di selezione delle imprese;
- disporre che la redazione del bando venga realizzata unitamente al Dipartimento Affissioni.

Speriamo che almeno stavolta l’amministrazione comunale ci dia ascolto e voglia seriamente collaborare con i cittadini.
Se ciò non avverrà, avremo ben poche alternative rispetto all’azione giudiziaria.


Aggiornamento: la nostra analisi è stata ripresa anche da Repubblica. Speriamo che questo aiuti l'amministrazione comunale ad aprirsi alla discussione per non perdere quest'ennesima possibilità di fornire la città di Roma di un adeguato servizio di bike-sharing.

venerdì 9 settembre 2011

Maddalena verrà coperta.

Insomma quella che sembrava essere semplicemente una nostra particolarissima sensibilità si è dimostrata essere invece una giusta impressione di una cosa non fatta bene. 
Questa è la dimostrazione di come anche dalle pagine di un piccolo blog come questo, nato per appoggiare la Delibera di Iniziativa Popolare e denunciare una situazione della cartellonistica romana non più sopportabile, si possa spaziare su altri argomenti non proprio nella nostra "mission" iniziale ma comunque strettamente collegati al martellamento pubblicitario dovuto ai cartelloni e al conseguente degrado  che ne deriva.
Tant'è che anche oggi su Repubblica online e cartacea si parla del Comitato, che per bocca del suo Presidente Fabio Depino aveva a Roma puntato i riflettori su questo fenomeno firmando il post precedente a questo, di cui alcuni passaggi sono stati riportati sul giornale.
Ancora da Repubblica:
"Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno - si legge in una nota del Campidoglio, diffusa dopo l'articolo di Repubblica - ha emesso questa mattina un'ordinanza con la quale si dispone la rimozione o la copertura delle immagini di due manifesti pubblicitari, siti su impianti privati di due condomini a Cinecittà e su via Cristoforo Colombo, che utilizzano rappresentazioni grafiche e di comunicazioni dei messaggi obiettivamente percepiti come lesivi della dignità della donna e realizzati, tra l'altro, anche con palese accostamento a significati afferenti la sfera della sensibilità religiosa della comunità. La campagna pubblicitaria in questione - continua la nota - che è stata già oggetto di valutazione fortemente critica in altre città italiane in cui è stata precedentemente rappresentata, produce un effetto di intollerabile affermazione di pregiudizi culturali e di stereotipi sociali fondati sulla discriminazione di genere e sul credo religioso"
Adesso ci aspettiamo che la stessa sensibilità il Sindaco e la sua Giunta la dimostrino nel far calendarizzare la discussione della nostra Delibera ed il PRIP. Noi ce la stiamo mettendo tutta per sollecitarli e fargli capire che non molleremo.

mercoledì 7 settembre 2011

Escort a Piazza di Cinecittà





Nelle foto il messaggio di una nota azienda di abbigliamento apparso su un enorme impianto pubblicitario montato da anni sul terrazzo di un edificio a piazza di Cinecittà. Non è mia intenzione entrare in questa sede nello specifico delle norme previste dal Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari in relazione a questo tipo di impianti. Su questo come Comitato abbiamo già presentato le nostre osservazioni.
Ciò che colpisce maggiormente in questo caso non è tanto la dimensione dell'impianto quanto il messaggio pubblicitario in se stesso.
E' evidente lo scopo provocatorio dell'enunciato, basato su una commistione tra sacro e profano e sul tentativo di farsi interpete del costume sociale dei nostri tempi. Eppure lo sdoganamento sociale del mestiere più antico del mondo per fini pubblicitari lascia interdetti da un punto di vista morale. Ormai la parola "escort" ha acquisito un significato esclusivo, raffinato e "vincente" nella nostra società, cancellando la condanna morale insita nel ben più antico termine di "prostituta".
La nostra classe politica, perlomeno quella al potere, ha dimostrato come lo sfruttamento, consapevole o meno, del proprio corpo da parte delle donne permetta di superare d'uno balzo difficoltà economiche e sociali. Così ormai pare passivamente accettato che per far carriera, politca o di altro tipo, è necessario soprattutto un uso spregiudicato del proprio corpo e la mancanza assoluta di scrupoli piuttosto che preparazione, competenza e meriti. Insomma tutto nel megaimpianto sembra essere azzeccato nel  rappresentare lo sfacelo economico, sociale, culturale e morale di questa povera Italia.
Fabio
                                                                                                         

martedì 6 settembre 2011

Riceviamo e pubblichiamo - Roma come Gomorra?

Verso la fine dello scorso agosto segnalavamo un impianto in Via della Pineta Sacchetti a nostro avviso particolarmente pericoloso.
Oggi riceviamo da anonimo il seguente messaggio:

"Vi comunico che questo impianto è stato sanzionato il 30 Agosto 2011 dai vigili del 19° gruppo.
E' una magra consolazione perchè sappiamo tutti che l'8° dipartimento non muoverà un dito per rimuoverlo, NONOSTANTE LA SUA EVIDENTISSIMA PERICOLOSITA' PER LE PERSONE E GLI UTENTI DELLA STRADA.
Roma come Gomorra."

Ci riserviamo di verificare l'informazione e soprattutto di acquisire i dettagli dell'eventuale verbale trasmesso all'VIII Dipartimento. Come abbiamo già detto in relazione ad altro impianto sanzionato, vediamo quanto ci vorrà perché l'impianto sia rimosso.

Il paragone con le vicende raccontate da Saviano non appare certo esagerato e la domanda che sempre più cittadini si fanno è come sia possibile che la magistratura non abbia finora ritenuto opportuno indagare sull'impiantistica pubblicitaria a Roma. Eppure di notitiae criminis è piena la blogsfera oltre che le strade e piazze della città.

sabato 3 settembre 2011

Le buone intenzioni lastricano la strada del bike sharing. Temiamo per i risultati




In questi ultimi giorni si è avuta notizia dai giornali dell’avvio di una procedura attraverso la quale il rilancio del bike sharing a Roma avverrà con l’affidamento del servizio tramite gara pubblica a soggetti privati, i quali otterranno dallo stesso Comune quale “forma alternativa di contropartita economica per la realizzazione e la gestione del servizio di Bike Sharing” l’utilizzo a fini commerciali di 1.500 mq di nuovi impianti pubblicitari da collocarsi su tutto il territorio comunale.

Bene, l’idea è buona, l’intento più che condivisibile, ed il vigente Regolamento sulle affissioni (la ormai famigerata Delibera CC 37/2009, art. 6 comma 1 bis) lo prevede espressamente.
In sostanza: poiché il Comune non dispone di risorse per investire sul servizio di bike sharing e per gestirlo, lo affida in concessione ad un privato che come contropartita economica oltre agli incassi per le tariffe previste, ottiene dal Comune la possibilità di vendere spazi pubblicitari e ricavarne utili. E’ una contropartita appetibilissima e l’amministrazione comunale ne è ben consapevole se ufficialmente considera (udite, udite è la prima volta in assoluto!) su un atto ufficiale il rilevante ”valore economico del mercato pubblicitario” (Delibera Giunta 284/2011).
I cittadini ed i turisti hanno il servizio, l’amministrazione risparmia ed il privato fa utili: tutti contenti.
Ma ... ci sono diversi ed importanti “ma”.

E prima di lanciarsi in lodi e incensamenti nei confronti dell’amministrazione comunale, qualcuno dovrebbe leggere le carte, e leggerle con attenzione e competenza, evitando giudizi frettolosi e considerazioni superficiali; ma evidentemente la parola “bando” costituisce un richiamo irresistibile che manco l’orso al miele...
Nel ribadire, a scanso di ogni equivoco e per evitare le solite insulse critiche, che le finalità dell’iniziativa ci trovano d’accordo e le condividiamo senza riserve, mettiamo in fila le diverse perplessità che riguardano, invece, l’attuazione e la realizzazione del progetto:

1- In estrema sintesi il procedimento per arrivare alla gestione del privato del servizio bike sharing è il seguente.
Il Comune di Roma con la Delibera di Giunta n.284/2011 ha incaricato l’Agenzia per la Mobilità di redigere il bando, effettuare la gara, ed esercitare i controlli e le attività successive. L’Agenzia della Mobilità non ha ancora né predisposto né pubblicato il bando, i cui termini e modalità sono comunque contenuti nella detta delibera.
Il privato che parteciperà e vincerà la gara dovrà gestire il servizio, fare gli investimenti indicati dallo stesso Comune per rilanciare il servizio (fino a 70 nuove postazioni, 850 nuove bici, sistema informatico di prenotazione e pagamento del servizio, ecc.) e ovviamente provvedere alla manutenzione. Per corrispettivo avrà sia gli incassi per le tariffe del servizio sia 1500 mq di nuovi impianti pubblicitari da sfruttare commercialmente.
E qui arriva la prima perplessità; è logico prevedere che parteciperanno alla gara ed avranno maggiori possibilità di vincerla, soggetti ed imprenditori  del settore che abbiano competenze, esperienze e capacità di gestione di servizi pubblici quale appunto il bike sharing; è pure logico dedurre che siffatte imprese non apparterranno al settore della pubblicità ed affissioni e quindi dovranno “rivendere” a terzi, con una trattativa privata, lo sfruttamento degli impianti pubblicitari a ditte operanti in questo settore, senza che l’amministrazione comunale possa intervenire.
Oppure, è possibile che partecipino alla gara imprese che seppure non competenti nel settore della mobilità alternativa, siano attirate dalla ghiotta occasione dei nuovi impianti pubblicitari: basta integrare la ragione sociale e le sue finalità con l’attività di bike sharing e voila! il cartellonaro diventa pure operatore della mobilità alternativa.
Orbene, è già accaduto per la campagna sull’abbandono degli animali: il rischio che vengano premiate dalle iniziative imprese poco corrette è forte, anche perché queste imprese, con i loro metodi “disinvolti” possono competere sul mercato in maniera più aggressiva riguardo i prezzi e le rese economiche delle affissioni.

2 – La contropartita economica che il Comune concede al vincitore del bando è la possibilità di gestire ed utilizzare 1500 mq di nuovi impianti del formato cm 120x180.
In primo luogo basta un semplice calcolo matematico per verificare che l’apparente modesta quantità di mq espositivi non rispecchia l’impatto che il numero degli impianti avrebbe sul territorio, in particolare sul centro storico.
Infatti, il modello di impianto previsto dal bando sarà delle dimensioni di cm 120x180, pari a 2,16 mq; dividendo i 1500 mq complessi per 2,16 si ottiene il numero di nuovi impianti che verranno collocati in tutta la città, centro storico incluso ed in deroga al PRIP: circa 700!!!
Non ci sembra un numero trascurabile.
In secondo luogo, questi 1500 mq sono in deroga al PRIP in corso di approvazione, ovvero costituiscono una quantità che si aggiunge a quella prevista sul territorio dal Piano Regolatore, non rientrano nei limiti quantitativi e qualitativi fissati da quest’ultimo: sono in più.
Insomma, il PRIP non è ancora approvato che già arriva la prima deroga! E se iniziative del genere si moltiplicassero, sempre per fini condivisibili, senza controllo? Che ne sarebbe dei limiti fissati dal PRIP? L’intero piano ne verrebbe sconvolto e stravolto. Basterebbero una decina di progetti simili, ripetiamo pure con finalità nobilissime, per aumentare del 10% o 20% la quantità di impianti presenti sul territorio in deroga al PRIP.

3- Altri dubbi riguardano il valore della contropartita economica in relazione all’elevata resa economica degli impianti.
Se l’amministrazione è ben conscia del valore economico del settore delle affissioni pubblicitarie, non sembra però aver adeguatamente valutato detto rilievo rispetto al bando.
Infatti, i 1500 mq di impianti costituiscono la contropartita del valore dell’investimento per rilanciare il bike sharing pari ad € 2.100.000, secondo le stime del Comune dichiarate nella delibera 284/2011; questa somma occorre per finanziare la realizzazione delle 70 postazioni, per le nuove bici e per gestire il servizio ed è quella che il vincitore del bando dovrà spendere; in cambio viene concesso l’uso dei 1500 mq di impianti per 12 anni, durata prevista dell’appalto ed indicata in delibera.
Anche in questo caso basta dividere la somma di 2.100.000 per 12 anni e si otterrà il valore annuo dei 1500 mq concessi dal Comune: in sostanza al vincitore del bando i 1500 mq di impianti costeranno € 175.000, ovvero 116 € all’anno a metro quadro.
Orbene il canone oggi vigente secondo le tariffe comunali per il tipo di impianto previsto dal bando (120x180 con illuminazione) è di circa 130 € al mq!!!
Conclusione: il Comune sta mettendo a bando 1500 mq di esposizione pubblicitaria ad un prezzo inferiore al canone vigente ed alle sue stesse tariffe!!!
Non ci sembra un buon esempio di gestione di risorse pubbliche, né un modello di iniziativa a vantaggio della comunità cittadina: la Corte dei Conti avrebbe qualche perplessità ...

4- In ultimo, è pur vero che la collocazione dei nuovi impianti verrà decisa da tutti gli enti territoriali coinvolti e dalle Sovrintendenze, nonchè sottoposta al controllo degli uffici comunali, ma è ragionevole supporre che vista la collocazione delle postazioni bike sharing (la maggior parte nel centro storico e nei nodi di scambio) gli impianti saranno posizionati in gran parte del centro storico (ripetiamo: in deroga al PRIP) e nelle zone più ambite e quindi più aggredite dalle affissioni pubblicitarie.
L’impatto di queste nuove strutture sul paesaggio urbano pur con tutte le accortezze possibili, sarà notevole e nell’attuale situazione non se ne sentiva proprio la necessità.

Le nostre conclusioni sono le seguenti.
Il Comune di Roma è già incorso in un grave “incidente” riguardo le affissioni istituzionali per la campagna sull’abbandono degli animali, finite su impianti abusivi ed irregolari a spese dei contribuenti; in quella occasione la mancanza di trasparenza e la confusione dell’amministrazione sono risultate evidenti e –per inciso- nessun organo comunale ha adempiuto all’obbligo di chiarezza e trasparenza pure espressamente ed esplicitamente sollecitato da questo Comitato: silenzio di tomba. L’amministrazione comunale ci costringerà alla via giudiziaria (esposto all’AVCP ed alla Corte dei Conti).
Non vorremmo che anche per la lodevolissima e giustissima iniziativa sul bike sharing, il Comune commettesse gli stessi errori.
Aspettiamo la pubblicazione del bando che esamineremo scrupolosamente, ma fin d’ora richiediamo una modifica ed una revisione  di quanto stabilito nella delibera 284/2011.

venerdì 2 settembre 2011

Gutta cavat lapidem

Intorno alla metà del luglio scorso avevamo ricevuto la segnalazione di un cittadino che, assistendo all'installazione di un impianto pubblicitario in posizione quantomeno sospetta, era stato quasi aggredito dagli operai della ditta.
La cosa ci aveva particolarmente indignato anche perché l'arroganza di tali operai faceva il paio con l'arroganza dimostrata dalla ditta poche settimane prima, in occasione di una vicenda conclusasi positivamente per la città.

L'impianto fu da noi segnalato a tutti gli uffici interessati ed in questi giorni ci è giunta notizia che lo stesso dovrebbe essere stato sanzionato dall'autorità competente.
A questo punto facciamo partire il cronometro (si fa per dire, come la solito ci vorranno mesi) per vedere quanto tempo impiegherà l'ufficio responsabile per la rimozione dell'impianto, presso l'VIII Dipartimento del Comune, a toglierlo da lì.

Cogliamo l'occasione per ricordare a noi stessi il comma 14 dell'art. 31 della famigerata Delibera 37/2009:
"Nel caso di installazione di impianti privi di autorizzazione, all’ordine di rimozione d’Ufficio conseguono la decadenza dall’autorizzazione all’effettuazione della pubblicità per conto terzi ed all’uso degli impianti pubblicitari nonché, in caso di istallazione di impianti sul suolo o su beni comunali, la decadenza automatica del contratto di locazione. In particolare la prima violazione darà luogo alla pronuncia di decadenza per il 5 per cento delle autorizzazioni, con priorità per quelle rilasciate nell’ambito del medesimo Municipio; la seconda violazione darà luogo alla pronuncia di decadenza per il 20 per cento delle autorizzazioni, con priorità per quelle rilasciate nell’ambito del medesimo Municipio; la terza violazione darà luogo alla pronuncia di decadenza per il 50 per cento delle autorizzazioni, con priorità per quelle rilasciate nell’ambito del medesimo Municipio; l’ulteriore violazione darà luogo alla pronuncia di decadenza delle restanti autorizzazioni. ...".

Noi abbiamo smesso da tempo di avere fretta, ma questo non vuol dire che gettiamo la spugna. Piuttosto cerchiamo di imitare la goccia ...



P.s.: gli amici di Riprendiamoci Roma informano che in questi giorni hanno verificato la rimozione di un impianti pubblicitario da loro segnalato un anno fa. Bravi, ben fatto!
Al Comune non possiamo che far notare che un anno è un tempo inaccettabile.